La capacità di prestare attenzione all’ascolto è una cosa purtroppo piuttosto rara.

O meglio, a dirla tutta è la capacità di prestare attenzione all’ascolto…di ciò che dice e esprime l’altra persona, per intero, e capire cosa la porta a dire ciò che sta dicendo, prima di ascoltare noi stessi e dare quindi la nostra risposta.

Invece il più delle volte, come sentiamo una nota fuori posto dobbiamo stoppare tutto.

“No! Quello che dici è sbagliato!”

Quante volte diciamo no? Ci abbiamo fatto anche dei video sulla capacità di dire di no perché c’è gente che non sa dire di no.

Cioè, non li ho fatti io, però ce ne sono. Tanti.

E io quindi vado in controtendenza. Tanto per cambiare.

Perché se da una parte è vero che facciamo fatica a rifiutare le richieste che ci vengono fatte, dall’altra è anche vero che come una qualunque discussione entra un pochino nel vivo ecco che si scatena l’ira dell’incredibile Odino e tra tuoni e fulmini noi dobbiamo avere ragione.

Quindi se ad esempio io sto parlando con te e non ci troviamo, io, nella mia testa, ho ragione e tu hai torto. Ma allo stesso tempo, nella tua testa, tu hai ragione e io ho torto.

Un meccanismo di difesa

E’ un meccanismo normalissimo.

Capita praticamente a tutti, ma non è molto efficace, soprattutto se vogliamo che l’altra persona condivida, o almeno comprenda il nostro punto di vista (cosa che può tornarci utile in uno svariato numero di casi).

Il punto è che il cervello ci vuole difendere, e in questo meccanismo di difesa c’è anche il senso di sicurezza nel fatto che ciò che sappiamo sia giusto (lo saprai meglio di me), perché se nemmeno quello che sappiamo è vero, allora Morpheus…forse aveva ragione 😎

Per ovviare al problema bisognerebbe farsi delle domande, o meglio abituarsi a farsi delle domande nel momento in cui abbiamo un confronto, cosa non facile per 3 motivi:

1⃣  Se non siamo abituati a pensare in un certo modo in quel contesto, non viene da un giorno all’altro. Le prime volte ti verrà in mente il giorno dopo, poi qualche ora dopo, poi qualche minuto dopo e finché finalmente arriverà l’impulso nel momento giusto.

2⃣  mentre facciamo cose o siamo coinvolti in discussioni, la default mode network, cioè quell’area cerebrale che ci fa fare tante belle pippe quando siamo da soli, a quanto pare è spenta

3⃣  se nella discussione siamo coinvolti emotivamente a qualche livello, l’amigdala potrebbe prendere il sopravvendo e tenere in ostaggio la corteccia prefrontale quindi ciao ciao riflessioni.

Con pratica e pazienza

Quindi l’unica possibilità sembra essere quella di aspettare che l’impulso arrivi, iniziando pian piano ad abituarlo a essere richiesto, cosicché si presenti quando serve. Si spera.

E con questo impulso che ci facciamo? Prestiamo attenzione all’ascolto.

L’attenzione è una risorsa molto limitata (lo sanno bene gli illusionisti); perciò spesso facciamo caso a poche informazioni, mentre tutte le altre, anche se le registriamo e poi ci riflettiamo, in quel momento passano quasi inosservate.

E l’ascolto è una pratica piuttosto rara al giorno d’oggi, sia da punto di vista del momento in cui si intavola una conversazione, sia dal punto di vista dell’osservazione del mondo che ci circonda.

Più o meno, è ciò di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato all’analisi della concorrenza. Molti non la fanno, pensando di sapere già da sé come stanno le cose, senza dati alla mano; come sappiamo, però, la maggior parte delle attività lavorative chiudono entro i primi 5 anni.

Coincidenze? 🤔

Decidi prima su cosa concentrarti

In automatico presterai già attenzione ad alcune cose, perché lo hai sempre fatto e la tua mente è abituata a farlo. Non ci devi pensare.

Cerca di pensare già adesso su che cosa vorrai concentrarti, in più, nella prossima conversazione.

Basta una cosa, poi magari nel tempo ne aggiungerai altre.

Ad esempio, personalmente due cose a cui cerco di fare attenzione sono:

👉 Che cosa di ciò che sta dicendo l’altra persona ha senso per me e se posso essere d’accordo, fossero anche solo 2 parole nell’intero contesto.

👉 e perché cavolo è convinto di aver ragione? Qual è il suo ragionamento? Perché è quello che io devo capire se voglio cercare di fargli cambiare idea.

Sono sicuro che già fai molte di queste cose nei percorsi con i tuoi pazienti; ma questa attenzione all’ascolto e ai dettagli ti possono tornare molto utili anche fuori, nella vita di tutti i giorni.

Vanno solo comprese le modifiche da fare per poi applicare queste abilità nei vari contesti, contesti inquinati da rumori di fondo, luoghi che non hanno proprio la comodità di uno studio, imprevisti e improvvisazioni dettate dal contesto che cambia di volta in volta.

Perché è la fuori che la gente ti sceglie, non nello studio, ma prima: nel mondo on-line e nel mondo reale.

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