In tutto questo tempo non ho mai pronunciato le parole “personal branding per psicologi“, eppure non ho mai smesso di parlarne.

Infatti in ogni frase di ogni post, in ogni storia di instagram e in ognuno degli affiancamenti che ho fatto finora ho parlato sempre di personal branding per psicologi.

E ti dirò la verità, ora che ci penso fa anche un po’ strano. Voglio dire, sarebbe come avere un sito di ricette di pizza e non pronunciare mai la parola “pizza“….

Non sarebbe strano?

Sì, lo sarebbe. Eppure io sono riuscito a fare anche questo! 😅 (e non mi riferisco alla pizza)

Ma cos’è il personal brand? E perché è importante per gli psicologi?

Prima di rispondere a questa domanda credo sia doveroso fare un passo indietro. Da quando il marketing si é diffuso (come si è diffuso un po’ tutto negli ultimi anni grazie a internet), tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito la parola brand.

Ma che cacchio è sto brand??

Il brand è sostanzialmente il marchio di un’azienda. No, anzi, neanche perché quello è il logo.

Il brand è il messaggio che quest’azienda comunica; l’idea che tu te ne fai, che è molto più complessa di un logo.

Un brand può comunicare lusso, economia, comunità o individualità, abbondanza o scarsità, giovinezza o antichità, qualcosa di nuovo o qualcosa di solido e duraturo. Può comunicare un odore, un gusto, una sensazione di calore, di freschezza, di sicurezza o innovazione.

Un brand comunica in sostanza quello che l’azienda è allo stesso identico modo in cui una persona, cioè ognuno di noi, comunica ciò che è agli altri.

Ed ecco che siamo arrivati al personal brand.

Hai presente il primo assioma della comunicazione di Watzlawick?

È impossibile non comunicare. In qualsiasi tipo di interazione tra persone, anche il semplice guardarsi negli occhi, si sta comunicando sempre qualche cosa all’altro soggetto.

Beh, ogni volta che comunichi stai comunicando il tuo personal brand. Sempre e comunque, 24 ore su 24 7 giorni su 7.

Sì: anche quando dormi.

Il tuo personal brand è il prodotto che vendi o il servizio che offri, ma è anche la tua personalità, l’individualità, la bellezza di essere tutti diversi. E la tua personalità è il tuo elemento differenziante per eccellenza, nonché il più complesso da percepire.

Di fatto, maggiore è la precisione di ciò che viene comunicato e venduto e più distintivo è il carattere, la personalità, e di conseguenza più è riconoscibile il proprio personal brand.

In buona sostanza  il tuo personal brand sei tu. È tutta la bellezza della complessità umana messa insieme a qualche principio di marketing.

Bene, ma come può usare il proprio personal brand uno psicologo?

Se mi segui su instagram mi avrai già sentito dire che ci si vende sempre.

Del resto, se è vero che si comunica sempre (perché è impossibile non comunicare), ogni volta che comunichi con qualcuno, quel qualcuno si sta facendo un’idea di te. Avrà una certa percezione e in ogni secondo deciderà (più o meno inconsciamente) se avrà voglia di continuare ad ascoltarti o meno, se vorrà rivederti, ed eventualmente comprare da te.

Sì, comprare da te anche se non vendi nulla.

Se proponi ai tuoi amici di andare a cena e loro rifiutano sempre, il problema:

  • o è il luogo che proponi (che sarebbe il prodotto che vendi in quel momento)
  • oppure sei tu (vedi sotto).

Infatti la prima cosa che vendiamo, sempre, tutti, non è un prodotto. Siamo noi stessi.

Se entri in un negozio e il commesso ti sta sulle balle non compri. Punto.

Se uno ti sta sulle balle e non riesce a farti cambiare idea in qualche modo non penso che vorrai uscire con lui.

Hai mai avuto un compagno di classe, un parente o un conoscente che non ti andava a genio? Accettavi di buon grado le sue proposte?

Se hai risposto no sei in ottima compagnia!

Cosa devo fare se il problema sono io?

Intanto, come già immagino tu sappia: il problema non sei tu.

Al massimo il problema risiede in un numero variabile di azioni errate che fai.

Infatti ognuno di noi, nell’arco di una vita, impara milioni di cose che si traducono in migliaia di piccoli gesti, modi di dire, espressioni facciali, modi di ragionare e abilità di vario tipo.

Noi siamo abituati a chiamarli abilità, pregi e difetti, ma questi sono piuttosto relativi in realtà.

Io posso essere testardo come un mulo e questo può aiutarmi a superare prove o raggiungere risultati dove altri si sarebbero arresi a metà strada, o anche prima.

Ma posso anche essere così testardo da portare avanti una causa persa, a torto per di più.

Anche la pigrizia può essere un limite oppure un vantaggio, se ti insegna a delegare. Questo potrebbe aumentare la tua produttività, paradossalmente.

Sarai quindi d’accordo con me che un pregio o un difetto va valutato in funzione del contesto e dell’obiettivo che vogliamo raggiungere, e va valutato in modo specifico.

Prendiamo il nostro caso, ad esempio.

Abbiamo un obiettivo, che è farci conoscere per far sì che le persone possano scoprirci e valutare se hanno bisogno di noi e dei nostri servizi.

Insomma, senza giri di parole, il nostro obiettivo è vendere. In modo etico, sia chiaro, ma questo è, se no non si campa.

Supponiamo ora un caso piuttosto frequente tra gli psi (ma anche tra i programmatori informatici, da dove vengo io 😬):

Sono introverso.

Essere introversi può rappresentare un problema per gli psicologi che vogliono lavorare sul proprio personal brand?

Molti pensano di sì, e molti ti direbbero che è vero; ma la verità è che non lo è tanto quanto potresti pensare. Dobbiamo spacchettare l’essere introversi nelle piccole azioni che contraddistinguono, appunto, un introverso.

  • Relazioni con poche persone ma più profonde
  • Riflessività
  • personalità tranquilla e riservata

Fare marketing vuol dire per caso essere l’amicone di tutti? NO.  Al massimo si stabilisce una relazione lavorativa, che è ben diversa da una relazione amicale o intima.

Fare marketing vuol dire avere la parlantina, essere sempre carichi a mille e parlare anche con gli sconosciuti come allenamento? NO. Non serve avere la parlantina per vendere e non serve essere sempre carichi, né è necessario parlare con gli sconosciuti per strada.

Serve saper dire cose utili e questo, una volta individuato un target, penso che lo sappiamo fare tutti.

Certo, bisogna farsi vedere da più persone possibili, soprattutto se sei una libera professionista, ma con le tecnologie di oggi ti basterebbe fare un paio di video e sponsorizzarli. Invece anni fa avresti dovuto prendere la macchina e farti vedere in tutti i locali e gli eventi più o meno lavorativi del paese e delle città vicine. Allora sì che ti avrebbe fatto comodo la parlantina.

Ma non sarebbe stata comunque necessaria, e oggi la è ancora meno. Certo, ci voleva proattività, perché comunque una conversazione va iniziata, ma per lo più puoi (e dovresti) limitarti a fare domande; domande che ti aiutino a capire qual è il bisogno che vuole soddisfare il tuo interlocutore, o il tuo pubblico.

Se siamo d’accordo sul fatto che se ti limiti a fare domande di questo tipo, i fatti tuoi restano per te e la tua riservatezza non viene intaccata, andiamo avanti.

Perché oggi, con il web e le chat è tutto più facile. Con la possibilità di avere un sito e un profilo social, puoi scrivere le informazioni e/o fare video, e le cose che pubblichi restano là.

Fai un contenuto, lo sponsorizzi e le persone in questo modo ti trovano; a quel punto saranno loro a decidere se seguirti oppure no, e il tutto senza che tu apra bocca o ti metta in mostra.

Decine e decine di giri in macchina e strette di mani possono essere sostituiti da qualche video.

Ah! I video!

(perché gli psicologi dovrebbero fare video?)

Un modo comodissimo per mostrarsi per come si è senza fare lo sbatti di andarsene a destra e sinistra a fare vita sociale, eppure sembra essere la piaga degli introversi.

Mi raccomando però, di non confondere l’introversione con la Fobia e l’ansia sociale.

Quando fai un video per lavoro sei tu e la videocamera. Se senti disagio è perché molto probabilmente non sai come porti, ma questo può essere risolto con i corsi di comunicazione e teatro.

Una volta che sai quale postura tenere, come gesticolare, dove guardare, cosa dire e come dirlo (che sono tutte cose che possono essere apprese e che non hanno nulla a che vedere con l’introversione o l’estroversione) superata la normale ansia delle prime volte verrà tutto abbastanza facile.

Anzi, strano a dirsi ma fare video può risultare anche piuttosto divertente!

Una volta imparate queste cose quale altro può essere il problema? Sai rispondere alla domanda?

Il giudizio degli altri? O forse le tue aspettative su quello che sarà il giudizio degli altri? E le aspettative sono reali o immaginarie?

Ricorda che lo stai facendo perché questo aiuterà le persone a capire meglio chi sei e cosa fai, il che potrà tornare loro utile nella scelta di un professionista, ed è molto difficile ottenere lo stesso risultato solo con i testi scritti proprio perché viene a mancare una buona fetta dell’aspetto relazionale.

E se non so cosa dire?

Altro gettonatissimo problema! 😅

Ma attenzione, perché in realtà il non sapere cosa dire è solo una conseguenza.

Può accadere che non si sappia cosa dire per 3 motivi:

  1. Panico
  2. Mancanza di competenze
  3. Mancanza di focus

Saprai certamente meglio di me che per il punto 1 dovresti rivolgerti ad un collega che ti aiuti in questo, mentre sono certo che le competenze nella tua materia tu le abbia già.

Nella mia esperienza con gli psicologi, ad oggi, il 100% delle volte il problema era la mancanza di focus.

Avere un focus chiaro e definito non ti agevola solo nel rapporto con le persone potenzialmente interessate perché ti riconoscono (nel tempo) come esperta in quel settore, ma agevola anche te nel tuo lavoro di tutti i giorni.

Se ti chiedessi di dirmi quello che sai sulla psicologia (ma anche la storia, l’alimentazione, la scienza e così via) è molto probabile che ti venga da dirmi la cosa di cui parli più di frequente e in modo piuttosto superficiale, spaziando su ciò che credi possa interessarmi.

Ed è perfettamente normale, perché in mancanza di qualcuno che ti faccia domande di approfondimento la tua mente non trova ulteriori appigli e la memoria non sa bene quali cassetti aprire. Inoltre, generalmente, in mancanza di richieste particolari, cerchiamo di spaziare senza approfondire mai troppo.

Cosa succede invece se ti chiedo di parlarmi di un’area specifica in modo molto approfondito? Ecco che la tua mente sa quali cassetti aprire, e quindi sai cosa dire.

Se invece di chiederti di parlare di psicologia ti chiedessi di parlare delle dinamiche che avvengono quando si subisce un lutto? O della psicologia delle dipendenze? O degli adolescenti?

Le argomentazioni vengono fuori?

Il ruolo del focus nel tuo personal brand

Ogni volta che parlo di focus sento sempre le stesse obiezioni:

  • “Non mi sento pronta”
  • “Non so su cosa focalizzarmi”
  • “Mi piace fare un po’ tutto”
  • “Non voglio restringere il mio campo”
  • “Dopo mi annoio a parlare sempre delle stesse cose”

Eccetera eccetera.

Fa quasi ridere perché la maggioranza di coloro che non hanno un focus danno queste risposte, mentre tutti quelli che ce l’hanno dicono che è fondamentale averne uno.

Chi ha ragione?

Ti ricordi gli scomparti che dicevamo prima? Beh, tanto per cominciare un focus ti aiuta ad infilarti nella mente delle persone. Io per molti psi oggi sono l'”esperto di marketing per psicologi”. Perché?

Perché in questi anni con i miei contenuti ho ampiamente dimostrato le mie competenze e chi lavora con me raggiunge effettivamente dei risultati.

Avrei potuto essere solo l’esperto di marketing in generale? Sì, ma è più difficile perché ci sono molti esperti di marketing in giro (che poi quanto siano esperti per molti è da verificare, ma questo è un altro discorso).

Inoltre non sarei stato molto diverso dai miei colleghi, mentre invece abbiamo già detto che differenziarsi dagli altri è molto importante.

Infine sorge un problema. C’è una domanda che ci poniamo sempre quando dobbiamo scegliere di affidarci a qualcuno:

Con me funzionerà? O butto via solo tempo e soldi?

Questa domanda ha a che fare col nostro senso di sicurezza.

La soluzione più sicura

Decidere di affidarsi qualcuno è di per sé uno scavalcamento della nostra zona di comfort. Pertanto, quando lo facciamo cerchiamo ogni sicurezza possibile ed immaginabile, che spesso si trova in un personal brand forte.

Come può essere forte un personal brand?

Dimostrando le proprie competenze per il problema che vogliamo risolvere.

Se soffro di attacchi di panico le cose sono 2:

  1. Cerco uno psicologo che posso conoscere di persona, magari tramite qualche amico
  2. Non mi accontenterò di cercare uno psicologo qualunque, ma ne cercherò uno che rappresenti la soluzione più sicura per risolvere il mio problema.

Ancora una volta, fiducia e abilità nel risolvere i problemi del proprio target la fanno da padrona.

E proprio fiducia e abilità nel risolvere problemi di un target ben definito sono gli ingredienti principali per diventare uno psicologo con un forte personal brand.

Conclusioni sul personal branding per psicologi

Come vedi, lavorare sul personal branding per psicologi non è molto diverso da un percorso di crescita personale, o da un percorso psicologico (non a caso i miei percorsi sono strutturati in modo simile ad un percorso psi, pur non essendo io uno psicologo).

E come in un percorso psi andiamo a individuare quali sono i blocchi e le convinzioni limitanti che ti impediscono di fare il passo con la scusa di essere introversa o di non voler limitare la tua creatività. Perché anche l’introverso parla ed è un animale sociale e anche chi ha un focus ben definito parla di molte cose.

Il tuo personal brand sei tu. Se qualcosa ti blocca dal raggiungere l’obiettivo che ti sei prefissata, devi capire se sei disposta a cambiare (aiutandoti eventualmente con un percorso psi, non con me perché non sono psicologo) o se vuoi continuare la tua libera professione accontentandoti della situazione attuale, o ancora fare la dipendente per qualcuno.

Quale che sia la tua scelta, questa segnerà il tuo personal brand in ogni caso, così come segnerà il tuo futuro.

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