Marketing per psicologi: la strategia dalla A alla Z

Ott 24, 2019 | marketing per psicologi

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Stai cercando una efficace strategia di marketing per psicologi perché non sai da dove cominciare a promuoverti?

Oppure perché hai provato l’ennesimo corso dell’ennesimo imprenditore/business/life coach/entrepreneur/healthfitlifestyle tizio che ti vende il metodo infallibile per fare un sacco di soldi con clienti garantiti dal primo mese….che però non funziona?

Beh, probabilmente non funziona perché la strategia di marketing che ti hanno proposto:

1) Intanto quasi sicuramente non era una strategia di marketing per psicologi, e poi

2) Altrettanto quasi sicuramente, era inadatta al tuo caso.

Eppure la sua strategia è attraente, e ora ti dirò il perché:

Hai l’Ordine degli Psicologi che ti mette continuamente i bastoni tra le ruote sul tema pubblicità perché uno psicologo deve avere una certa immagine; quindi ti ritrovi a cercare su Google cose tipo “pubblicità psicologo”, o “portale psicologi”, o come si deve promuovere uno psicologo visto che a quanto pare non può farsi pubblicità e tu non hai la più pallida idea di come fare per trovare pazienti!

In realtà il Codice Deontologico degli Psicologi, come ben saprai, è piuttosto obsoleto e non contempla in alcun modo le moderne strategie di marketing che sono completamente diverse da quelle di 30 anni fa.

Ma ecco!

Ecco che nella ricerca di una soluzione per saltarci fuori trovi uno di questi imprenditori/business tizi.

E questo tizio, da come parla, sembra proprio che faccia al caso tuo.

Finalmente!!

Soluzione o inganno?

Perché business tizio, che tanto scemo non è, conosce bene il suo target che, guarda un po’, sei proprio tu.

Cioè non tu personalmente, ma in generale la persona che sta cercando un’alternativa ai vecchi metodi classici per promuoversi.

A questo punto però sorge un problema. Anzi 3 problemi.

 

  • Il suo target è chi non sa nulla, quindi molto probabilmente le informazioni che riceverai non saranno avanzate, ma saranno l’ABC
  • E’ facile che non si rivolga in particolar modo agli psicologi, quindi la strategia che ti propone potrebbe non essere proprio adatta a te.
  • Anche se si rivolge agli psicologi la strategia che ti propone potrebbe non fare al caso tuo; vedo psicologi promuoversi in modi più da rompiscatole che da promotori della salute (e lo dico io che sono marketer, non psicologo); inoltre questa persona lavorerà con te secondo il SUO metodo, che potrebbe non accordarsi alla tua personalità e quindi non ti ci trovi.

Ed è proprio per la scarsità di consapevolezza mista alla vastità di informazione che c’è oggi, che ho deciso di scrivere questo articolo per chiarire tutto ciò che devi sapere sul marketing per psicologi.

Per rispondere in modo semplice ma anche esaustivo, ho deciso di rispondere in due modi: uno costo e uno lungo…molto lungo.

Partiamo dalla risposta corta.

Per far sì che una strategia di marketing per psicologi funzioni, in breve, le persone devono:

  • Poter percepire l’utilità dello psicologo, quindi ci vuole un focus
  • Potersi fidare dello psicologo, quindi sì a foto, video, storie e dirette in cui si veda la faccia del professionista

Semplice? No, per questo c’è la risposta lunga. 😁

Quindi bando alle ciance e mettiamoci al lavoro!

Disclaimer: In questo articolo non voglio proporti il metodo unico e infallibile perché non c’è (e non può esistere dal momento che siamo tutti diversi), ma voglio analizzare con te ogni singolo aspetto di una strategia completa che funziona e capire perché funziona.

In linea generale più cose fai e meglio è, ma capisco che ognuno abbia i suoi punti forti e punti deboli.

Potrai poi decidere di applicarne solo una parte (parte che probabilmente sarà già venduta da qualcun altro come “il metodo che ti farà fare un sacco di soldi“) oppure potrai applicarla tutta, ma in ogni caso sarà una tua scelta consapevole.

Da dove parte una strategia di marketing per psicologi efficace

 

Prima di tutto dobbiamo tenere in considerazione che non tutte le strategie sono adatte al tuo settore, benché tra i guru del marketing ci sia chi professa che la propria strategia vada bene per tutti i settori (naturalmente, visto che la deve vendere).

Per esempio: vendere il prodotto di un’azienda con tanti dipendenti è diverso dal vendere il prodotto di un libero professionista, perché intanto l’azienda molto probabilmente ha più capitale, e poi essendo composta da tanti membri nella maggior parte dei casi non fa lo stesso lavoro di personal branding che fa un libero professionista.

Perché nel tuo lavoro non vendi un prodotto ma vendi prima di tutto te stessa (Cosa vuol dire fare marketing?).

Se alle persone non piaci tu è quasi impossibile che ti scelgano per iniziare un percorso terapeutico.
Invece il titolare della Swatch potrebbe anche essere un rompiballe di prima categoria che io tanto non lo so e il suo orologio lo compro lo stesso.

Quindi la prima cosa da capire è che il tuo prodotto di punta non è il tuo servizio.

Il tuo prodotto di punta sei tu

Se non ispiri fiducia puoi essere brava quanto vuoi, ma le persone non ti cercheranno. Tutto quello che vedremo da ora in poi (ma più in generale tutto il lavoro che faccio con voi) tratta proprio di come renderti più affidabile, interessante e piacevole da leggere, vedere e ascoltare, in linea con il tuo lavoro di psicologa. E, per inciso, questo è quello che più o meno fanno i marketers in generale, con la differenza che ognuno si occupa di un aspetto specifico e ti vende il suo super metodo che tratta di quell’aspetto specifico, che tra l’altro di solito non è pensato per una strategia di marketing per psicologi. Quello che voglio fare qui invece è darti il quadro completo, così che sia poi tu a scegliere in che modo dosare i vari ingredienti per creare la tua personale strategia che funzioni. Chiaramente di ogni aspetto vedremo ciò che funziona e ciò che non funziona. Più cose farai in modo corretto, e più la tua crescita potrà essere elevata, ma ti metto in guardia: Non sarà una passeggiata, e ora ti spiego il perché.

Perché tutti vogliono avere successo

20 anni fa non c’era la disponibilità di informazione che c’è oggi, perciò bastava che un professionista fosse un po’ sopra alla media degli altri professionisti in zona, per essere apprezzato e riconosciuto.

Oggi invece basta una breve ricerca su Google per scoprire tecniche avanzate per promuoversi, e come le cerchi tu le stanno anche cercando altre centinaia di tuoi colleghi.

Ovviamente chi prima comincia, prima ha risultati, e allo stesso tempo chi prima comincia ha anche vita più facile, in quanto un conto è partire quando ci sono 100 psicologi che fanno marketing, e un conto è partire quando ce ne sono 10 mila.

Detto francamente, si può fare lo stesso ma è dannatamente più difficile:

devi essere molto più chirurgica nella tua differenziazione, nella scelta del target, nel tipo di servizio che proponi, nella comunicazione, ecc; come potrai ben immaginare, un conto è essere diversa da 100 tuoi colleghi (mentre tutti gli altri fanno la stessa cosa quindi è facile), e un conto è essere diversa da 10 mila colleghi già diversi tra loro.

Tuttavia voglio rassicurarti: è molto più facile raggiungere buoni risultati facendo marketing anche se ci sono altri 10 mila psicologi che fanno marketing, rispetto a riuscire a sopravvivere dove tutti fanno la stessa cosa e si promuovono alla buona.

Bene, detto questo:

Marketing per psicologi: le basi

Te la faccio facilissima: immagina di essere già una psicologa conosciuta e rispettata per il suo lavoro.

Le persone ti conoscono e cercano te, e i colleghi ti stimano e magari ti chiedono di fare loro formazione.

Quindi sei conosciuta e le persone si relazionano bene con te.

Ok, il primo errore è pensare che queste cose si ottengano con il successo, ma non è così. Queste cose sono gli strumenti per arrivare al successo, qualunque cosa voglia dire per te questa parola.

Le parole chiave quindi sono farsi conoscere e tessere buone relazioni.

Qui potremmo concludere l’articolo, eppure, per quanto sembri semplice in realtà non lo è.

Visibilità

Come fare a diventare visibili? E’ molto semplice: bisogna farsi vedere.

Un problema che riscontro nella maggior parte delle psicologhe è che tendono molto all’introversione.

Prima di andare avanti però voglio dirti una cosa: anch’io nasco introverso, e in realtà lo sono ancora.

Tuttavia va chiarito un aspetto di estrema importanza: se non ti fai vedere le persone non sapranno che esisti.

Non c’è un piano B. Non c’è un “se” o un “caso particolare”.

C’è che la realtà dei fatti è che oggi ci sono molti professionisti che si promuovono, tra cui coach, counselor, gente che fa yoga, mindfulness e ogni genere di cosa che possa in qualche modo far stare meglio la gente.

Che poi funzionino o no è un altro discorso, ma il punto è che se non ti promuovi e la gente si guarda intorno vede che loro ci sono e tu no; la storia finisce qui. Punto.

Tutte le strategie di marketing che ti saranno proposte dal consulente di turno (che potrei essere anch’io) hanno lo scopo di aumentare la tua visibilità.

Nessuna magia, nessun trucco.

Può essere creare un sito web e ottimizzarlo per i motori di ricerca, pagare per l’inserzione su google, mandare la newsletter a una lista clienti, aprire uno o più profili social su cui pubblicare contenuti continuamente, pagare per le inserzioni social, andarein tv, in radio, agli eventi dove puoi conoscere gente, fare volantini, cartelloni, distribuire biglietti da visita, ognuna di queste azioni ha lo scopo di dire principalmente “io esisto”.

Poi la risposta potrebbe anche essere “sticazzi” ma questo dipende da quello che ci metti in nei tuoi contenuti che la gente trova, e da chi ti trova.

Come ottenere visibilità

Tra gli psicologi i metodi più gettonati sono i biglietti da visita da far girare tra medici di base e altri studi, e i volantini per gli eventi.

Sui social invece va molto di moda condividere articoli delle solite pagine (tipo state of mind, la mente è meravigliosa, riza e via dicendo) oppure pubblicare un sacco di citazioni.

Nella maggior parte dei casi quindi non è contemplato un sito web (e quando lo è lascia molto a desiderare), non è contemplata la partecipazione ad eventi, in generale, per conoscere gente e farsi conoscere.

Non è contemplato un uso efficace dei social, ovvero la scelta del social giusto e l’uso corretto, mettendoci la faccia e dando informazioni tue personali; per personali non intendo private, ma intendo su ciò che hai studiato, sul tuo modo di lavorare e vedere le cose.

Se anche tu ti ritrovi in questa descrizione e le cose non vanno come vorresti, ora dovresti avere capito il perché.

In sostanza devi sfruttare tutte le possibilità offerte da internet e dal mondo vero per fare in modo che le persone possano sapere chi sei.

Le persone non sapranno mai chi sei se apri una pagina facebook e pubblichi citazioni.

La relazione

Questo è un altro punto dolente.

Perché probabilmente starai pensando che ci vai agli eventi ogni tanto, per formarti. Probabilmente hai una tua pagina facebook, o instagram.

Però non succede nulla.

Il punto è questo: non succede nulla perché i tuoi contenuti non sono abbastanza interessanti e perché non ti preoccupi di creare relazioni.

Ormai lo dice anche la scienza che la relazione tra terapeuta e paziente è l’elemento più importante per la riuscita di un percorso psicologico.

Allo stesso modo, la relazione è fondamentale nella creazione della tua attività.

Sempre più aziende puntano ad avere una propria community. Una community è un gruppo di persone che è interessato ad un particolare tema; un gruppo di persone che interagisce tra sé e te, non un mucchio di estranei che fanno solo numero sulla tua pagina Facebook.

Parliamo sempre di persone, e per quanto possiamo essere restii a esporci, siamo animali sociali.

Vuoi guadagnare di più? Devi preoccuparti meno dei soldi e devi interessarti di più agli altri, perché oggi i soldi sono dove c’è l’interazione.

Che poi non è vero. I soldi sono sempre stati dove c’era interazione e interesse per l’altro. Le persone più socialmente esposte generalmente sono ritenute utili, e queste persone difficilmente nella storia hanno avuto problemi di soldi.

Non sei convinta?

Fai pure una ricerca su Google e commenta a fine post con il nome di qualcuno che abbia molti contatti sociali, che abbia fatto qualcosa di utile per la società e che sia in difficoltà economiche.

Come creare relazioni

Esattamente come tu sei restia a partire lo sono anche gli altri, quindi devi partire per prima.

“E se poi do fastidio? E se poi….” ferma.

Se sei nella sala di attesa per fare un corso e siete in 30, e una persona viene a parlare con te, ti fa schifo? La cacci? O tutto sommato ne approfitti per passare il tempo e fare due chiacchiere?

Noi siamo sempre ipercritici verso noi stessi, ma se per un attimo provi a cambiare prospettiva e pensare che quello che vuoi fare tu lo facesse qualcun altro con te, ti accorgeresti che ti farebbe anche piacere.

Ecco, quindi quando hai la possibilità parla, anche con gli sconosciuti. Alla peggio non succederà nulla, ma almeno ritroviamo un po’ di quelle cose belle che ci rendono umani; e in più ti sarà più facile trovare clienti.

Non perché parlerai con sconosciuti e gli proporrai consulenze (lungi da me), ma perché avrai imparato a farlo con le persone giuste e nel momento in cui ti servirà ti farai molte meno pippe mentali.

Parlare. Come si faceva una volta, prima dell’avvento della TV e di internet.

A questo proposito ti consiglio caldamente di leggere “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie, che puoi scaricare qui gratuitamente in pdf, oppure lo puoi acquistare su amazon qui.

Relazioni sui social

Su internet il discorso non è poi così diverso.

Ci sono alcuni contesti in cui è un po’ più complicato. Ad esempio su Youtube se una persona inizia a seguirti non hai la possibilità di mandargli un messaggio privato; però se ti fanno dei commenti puoi rispondere.

Su Facebook nelle pagine pubbliche non puoi mandare un messaggio privato alle persone che decidono di seguirti.

Però su linkedin sì. Anche su Instagram e su Facebook se parliamo del profilo personale quando uno accetta la tua richiesta di amicizia.

In questi casi quante volte ti capita di riceve un messaggio di benvenuto o un saluto? A me è capitato 7 volte.

Le ho contate.

Io lavoro soprattutto su instagram e nel momento in cui scrivo seguo circa 2000 psicologhe, e solo 7 mi hanno mandato un saluto.

Quando una persona inizia a seguirti e tu non fai nulla, è esattamente (ripeto, ESATTAMENTE) come se venisse da te e ti dicesse “ciao, ho visto il tuo profilo; bello/interessante!”

Ecco, e dopo questo commento tu non rispondi assolutamente nulla.

Silenzio. Immobile.

Questo è quello che facciamo praticamente tutti, ed è incredibilmente triste.

Beh, sappi che io (e altre poche persone come me) in questo modo ci porto a casa la pagnotta.

E’ strano come facendo cose in realtà semplicemente umane, possiamo ottenere dei risultati sorprendenti.

Curati delle persone, anche fuori dallo studio.

Espressività e personalità

Questo è forse il punto più difficile da trattare.

Perché se io ti dico che la tua personalità non vende tu che fai? Io anni fa avrei risposto con un bel vaffa, perché preferisco essere me stesso piuttosto che agire contro la mia volontà pur di vendere.

Anni fa avrei risposto così. Oggi invece mi chiedo: Cosa vuol dire essere me stesso?

Io oggi sono me stesso?

Sì, certo, ma non sono lo stesso me stesso di 10 anni fa. Con tutta probabilità se il mio vecchio me vedesse il mio me attuale non lo riconoscerebbe.

Eppure sono sempre io, ma domani sarò nuovamente diverso da oggi.

Quindi cosa vuol dire essere me stesso?

Io credo che la risposta sia che ognuno di noi ha un proprio iper-complesso modo di essere, di ragionare e di vedere il mondo; ma è un modo d’essere mutabile, non statico.

E penso che per come stanno le cose nel mondo oggi dovrebbe essere nostro compito cercare di migliorare sempre per poter essere d’aiuto.

Sei sempre tu, e io sono sempre io. 2 modi iper-complessi di essere, diversi, ma che possono migliorare ogni giorno entrambi.

Perciò oggi, se dovessi tirarmi un vaffa dopo averti detto che alcune parti della tua personalità non vendono, mi sento di dire che il tuo percorso finisce qui. E’ inutile andare oltre.

Perché qui non parliamo della strategia super mega vincente che può essere rimpiazzata (ma che non esiste); parliamo di te.

Vuoi davvero essere rimpiazzata?

Qualcun altro potrebbe raggiungere i risultati che vorresti al posto tuo, ma di te che ne sarebbe?

Qualcun altro potrebbe dare l’aiuto che dovresti dare tu (visto che sei psicologa), ma di te che ne sarebbe?

Procrastinare, restare nelle proprie abitudini, nelle proprie comodità, senza sbattimenti, è facile.

Ma se ci pensi sono gli sbattimenti che ti hanno portata dove sei arrivata oggi, e nel marketing ce ne vogliono parecchi.

Quindi ci rimbocchiamo le maniche?

Guardati allo specchio

C’è una cosa che puoi fare, ma devi essere assolutamente e imprescindibilmente onesta con te stessa:

Prova a parlare come se fossi davanti ad un paziente, o ad un gruppo di persone, o nelle storie (o nei post) sui social, o a un evento.

Puoi fare tutte le prove con tutti gli scenari che vuoi.

Che cosa vedi?

Com’è il tuo sguardo? Come si muove la tua bocca? Come si muovono i tuoi muscoli facciali? Com’è la tua postura? E la gestualità? Che impressione dai?

Lo so, molto probabilmente non ti piacerà quello che vedrai, ma devi trovare il coraggio di accettare ciò che vedi.

Sei semplicemente tu. Tu nel punto in cui sei arrivata oggi.

E’ come guardare una cartina. Come trovi l’uscita senza guardare la cartina?

Puoi andare a caso e sperare di trovarla o puoi guardare la cartina per andare esattamente dove vuoi.

Probabilmente lo fai spesso con i tuoi pazienti, ma con te? Lo fai ogni tanto?

Dovresti. E’ la tua vita.

Prova a farlo per qualche giorno; cerca di abituarti a vederti parlare, a sentire la tua voce. Guarda i tuoi gesti, guardati mentre fai discorsi immaginando di parlare con un’amica, con un paziente o a un convegno.

Dopo qualche giorno dovresti iniziare ad abituarti; a conoscerti. Allora inizierai a vedere chiaramente cosa comunichi, cosa va e cosa no.

Potresti allora accorgerti di essere troppo rigida, di fare delle lievi smorfie di disapprovazione (soprattutto se non hai tanta voglia di fare video), o potresti accorgere che magari comunichi svogliatezza o insicurezza.

Queste piccole cose possono fare tutta la differenza del mondo. Sono la differenza tra le persone attraenti e interessanti e quelle che nonostante seguano le indicazioni di chi vende il metodo super iper mega innovativo, sembra che non riescano a crescere.

Se così fosse, niente panico.

Continua a guardarti allo specchio provando ogni giorno, e ricorda che è qualcosa che fai per te, per migliorarti, perché se lo fai pensando solo che non vuoi farlo allora meglio lasciar perdere.

Io ho una regola, che seguo sempre: Qualunque cosa io debba fare do il 100%.

Non mi piace fare video? Ok, se li faccio in quest’ottica faranno schifo, quindi no. Mi metto lì e li faccio al meglio con tutta la passione e la convinzione che posso metterci, senza pensare che vorrei fare altro. Ora faccio quello e lo faccio bene.

Qualunque cosa tu faccia in questo modo verrà bene.

Come devi comunicare?

Il punto è questo: se tu rappresenti la soluzione ad un problema, che nel tuo caso dovrebbe essere il benessere, non puoi apparire svogliata, rigida o fare smorfie di disappunto perché non hai voglia di fare le storie.

E’ un controsenso.

Dici alle persone che possono stare bene e tu stai lì con la faccia di chi non ha voglia di stare lì. Non promette proprio bene, ecco.

Di conseguenza se vuoi far capire alle persone che possono star bene, fai vedere che stai bene.

Sorridi. Mostrati attenta ed energica.

Queste 3 piccole cose sembrano davvero come 3 granelli di sale nella pasta, e invece no.

Attenzione: energia non vuol dire per forza sparare fuoco quando parli, ma nemmeno parlare a stento come spesso facciamo nella quotidianità.

Attenzione bis: non sto parlando di fare psicologia positiva a tutti i costi, ma di coerenza, di intenzione.

Se parli di un processo mentale, un processo scientifico o altre cose di cui parleresti con tono neutro allora sì.

Ma se invece vuoi comunicare che non si può stare sempre al top, allora in quel caso puoi avere un energia un po’ più bassa e mostrarti più empatica e meno sorridente.

Puoi mostrarti anche triste in alcune circostanze, dipende sempre da ciò che vuoi comunicare. Ovviamente se parli di un evento traumatico o rispondi a qualcuno che ha avuto un evento traumatico è giusto che tu esprima lo stato d’animo che meglio si addice a quella situazione, che molto probabilmente non sarà un bel sorriso.

L’importante è che tu ne sia consapevole e che usi questa consapevolezza per rafforzare il tuo messaggio.

Allora vedrai che le cose funzioneranno meglio e i tuoi messaggi arriveranno dritti dove devono arrivare.

Dai informazioni utili

Ho pensato a lungo a cosa scrivere qui dentro. Mettiamo da parte citazioni e aforismi che, sarai d’accordo con me, sono più un passatempo che informazioni utili.

…se non sei d’accordo sappi che comunque ho ragione io. 😁

Ok, tolte citazioni e aforismi sembra scontato:

“beh, sono psicologa e quindi parlo di psicologia”

Ma è davvero utile? Voglio dire, quanto è vasta la psicologia? Di cosa parli? Di tutto?

Quindi ecco cosa succede quando (ad esempio) io, che potrei essere una persona interessata a seguirti, ti scopro su google o su instagram:

Supponiamo che parti parlando dei processi mentali che si hanno quando il fisico è sottoposto a grandi sforzi (cosa di cui tra l’altro non parla mai nessuno).

Mi interessa, ti seguo.

La volta dopo parli di DSA, che non mi interessa. Poi parli di ansia, che non mi interessa. Poi parli di genitorialità…che non mi interessa.

Arrivi ai disturbi dell’umore, ma non mi interessa nemmeno quello.
Insomma stai parlando di un sacco di cose che non mi interessano quindi perché dovrei continuare a seguirti?

E questo vale per tutti perché a ognuno di noi non interessa tutto, ma abbiamo interessi specifici.
Non puoi sperare di fare qualcosa per tutti perché non cogli l’attenzione di nessuno.
Devi essere specifica. Quando le persone ti scoprono devono sapere subito se ti occupi di qualcosa che gli interessa oppure no.

Se ti occupi di tutto darai una descrizione di te generica, che sia dal vivo o nella tua biografia sui social o sul sito.

Se sei specifica sarà “sono la dottoressa Tizia e mi occupo di questo argomento”. Punto.

Se a me interessa questo argomento ti seguo e continuerò a seguirti perché evidentemente ho delle lacune che tu puoi colmare, dei problemi che tu puoi risolvere.

Ecco perché devi differenziarti.

Differenze tra marketing on-line e off-line

Un altro errore comune è quello di trattare l’online come se fosse un mondo a parte.

Lascia che te lo dica: dietro agli schermi ci sono persone. Persone che guardano i tuoi post, che reagiscono alle tue storie, ai tuoi commenti, ai tuoi messaggi.

Come ho detto sopra nel capitolo “relazioni sui social, la maggior parte della gente non da importanza alle interazioni sui social. Pubblica il suo post e tanti saluti, ma questo è l’equivalente di dire la tua in una conversazione e fregartene altamente di ciò che ribatte l’altra persona.

Invece no, vale la stessa cosa sia on-line che off-line poiché il marketing si basa sulla capacità di creare relazione e fiducia.

Nello specifico, se parliamo di marketing per psicologi, c’è solo una differenza tra on-line e off-line:

Per farlo on-line basta che prendi il telefono e scrivi o fai video.
Per farlo off-line devi macinare chilometri per andare a eventi dove ci siano le persone giuste per te.

Fine. Questa è l’unica differenza.

Come si promuovono gli psicologi e perché non funziona

  In virtù di tutto ciò che abbiamo appena detto penso sia abbastanza chiaro il motivo per cui la maggior parte degli psicologi fa fatica a farsi conoscere: Sul web c’è spesso una pagina senza faccia, con contenuti generici, per cui non si sa chi è il professionista in questione né che problema risolve. Non c’è quasi alcuna differenza tra un professionista e l’altro poiché tutti trattano più o meno tutte le patologie e i disturbi comuni, e lo fanno nello stesso modo:
  • con una pagina web anonima come appena detto
  • con una pagina su un portale psicologi insieme a tutti gli altri psicologi che fanno le stesse cose
  • investendo in servizi pubblicitari ultra economici o gratuiti
  • spammando volantini e biglietti da visita ovunque

Biglietti da visita per psicologi

Alzi la mano chi non ha mai portato i biglietti da visita dal medico di base!

Penso che nessuno la alzerebbe.

Ecco, non voglio dire che sia da non fare, non fraintendermi. Però cosa vuoi pretendere da uno che le sue cose da fare e che insieme al tuo riceverà altre decine di biglietti da visita? Perché dovrebbe mandare i pazienti a te invece che a un tuo collega?

Hai mai pensato che invece di spammare biglietti da visita avresti più chance se il medico lo conoscessi? Cioè se non foste due sconosciuti ma ci fosse un buon rapporto fra di voi.

Però lo so, costruire e mantenere rapporti è difficile, e quindi si cerca una via più facile.

Beh, sto per essere molto schietto, dottoressa:

Per anni ho sentito dire che per vendere bisogna proporre soluzioni semplici, ma siamo arrivati al punto in cui le soluzioni semplici sono note a tutti e già applicate da tutti.

Quindi te lo dico chiaramente: la via più facile non esiste. Non c’è più. Vuoi che il medico di base ti porti i pazienti? Cercha di stringere una relazione autentica con un medico di base.

Oltre a questo c’è da considerare che la maggior parte dei biglietti da visita sono uguali.

Quei cartoncini che si piegano solo a guardarli con dentro tutte le informazioni possibili e immaginabili disposte nel modo più confuso possibile, il tutto in un colore tendente all’ospedaliero.

Dove sono finiti la creatività, il buon senso e il buon gusto?

Pubblicità gratis per psicologi

Ormai che il grosso è spiegato posso andare a razzo:

Che cos’è la pubblicità? Uno spazio dedicato dove le persone hanno la possibilità di vederti.

Se è gratis come fa a essere dedicato? Ma anche se è ultra economico è chiaro che sarà molto richiesto, quindi in quello spazio ci sarà tanta gente, troppa. E tu sarai solo una di quei tanti.

Quindi che spazio dedicato è?

Lo stesso principio vale per i portali degli psicologi.

Portali per psicologi

Ormai che il grosso è spiegato posso andare a razzo:

Che cos’è la pubblicità? Uno spazio dedicato dove le persone hanno la possibilità di vederti.

Se è gratis come fa a essere dedicato? Ma anche se è ultra economico è chiaro che sarà molto richiesto, quindi in quello spazio ci sarà tanta gente, troppa. E tu sarai solo una di quei tanti.

Quindi che spazio dedicato è?

Lo stesso principio vale per i portali degli psicologi.

Ci sono tantissimi psicologi, tutti che fanno tutto; quindi perché dovrei scegliere uno piuttosto che un altro?

In aggiunta, se sono tutti uguali e nessuno è in grado di cogliere l’attenzione, a meno che l’utente che sta guardando il sito in quel momento abbia urgente bisogno di uno psicologo, è molto probabile che decida di cercare altro da un’altra parte.

Locandine e brochure per psicologi

A parte i biglietti da visita, un’altra cosa che viene usata spesso sono locandine e brochure. Anche qui, non è che sono il male assoluto, però dobbiamo renderci conto che non abbiamo alcun controllo su locandine e cartellonistica varia, perché non possiamo sapere chi le vede. Ok, qualcuno le vedrà e qualche paziente arriva, ma per il budget che abbiamo di solito credo sia molto meglio investire nella pubblicità on-line, dove è possibile decidere a priori chi vedrà le nostre inserzioni e quindi ottimizzare il budget. Nota: mandare la locandina di un evento a tutti i tuoi contatti solo perché hai la mail o il numero in rubrica è spam. Lo puoi fare solo se puoi dimostrare che le persone hanno accettato di ricevere quelle comunicazioni. Detto ciò, se devi fare un volantino chiediti cosa comunica l’immagine che ci stai mettendo. Si capisce a colpo d’occhio di cosa si tratta? Nella parte frontale metti poco testo e in grande perché sia ben leggibile anche da lontano, e il testo deve far capire esattamente cos’è e perché le persone dovrebbero venire. O almeno incuriosire abbastanza da far guardare dietro, se c’è un retro. In questo caso nel retro devono esserci informazioni più approfondite. Preoccupati meno della grafica; se la persona che ha in mano il volantino lo ha girato, è perché vuole saperne di più, non vuole vedere i colori che ci sono. Quindi scrivi di cosa tratta il tuo evento, perché le persone dovrebbero venire, che vantaggi da e tutte le info organizzative. In questo caso non devi pensare se il tuo evento sia interessante o meno, ma metterti nei panni di un possibile partecipante e pensare nel modo più egoistico possibile che cosa vuoi, in modo nudo e crudo. Il tuo volantino deve rispondere a quell’esigenza. Se non lo fa non va bene.

Social media marketing per psicologi

  Psicologi sui social ce ne sono. Questo è fuori discussione. Certo, rispetto alla totalità la percentuale è un po’ bassa, ma ce ne sono. Nel momento in cui scrivo questo articolo ne seguo 2000 su instagram. E poi ce ne sono sicuramente altri che non ho ancora trovato. Possiamo dire 3000? 4000? Ok. Di tutti questi però me ne vengono in mente solo una ventina degni di nota e con un discreto seguito. Dai, forse arrivo a 30. E tutti gli altri? Credo che quello che non sia ben chiaro è il perché dovresti essere sui social, che non è certo “perché oggi si fa così“. Sui social, se vuoi avere dei risultati, devi andarci con uno scopo ben preciso: Creare contenuti tuoi, farti vedere e creare una relazione con i tuoi followers; che se ci pensi, guarda un po’. è la stessa cosa che dovresti fare se volessi diventare popolare nel mondo reale. Aspetta…sento già l’obiezione… “Ma io non voglio diventare popolare! Non mi interessa!” Beh, non è che devi diventare super popolare come un VIP, per dire. Ma devi diventare popolare nella tua nicchia. Per esempio io sono abbastanza popolare tra gli psicologi, ma non sono famoso in generale. Poi più diventi popolare e più probabilità hai che le persone vogliano te, ma quella è una scelta consapevole tua.

Mettici la faccia

Sai cos’è che fa la maggior differenza tra chi ha successo e chi no (psicologi e non)?

Metterci la faccia e avere un focus chiaro con un target ben definito.

Te lo ripeto: Fare video dove ti si vede in faccia, con te che parli, e avere una tua differenziazione chiara rispetto ai tuoi colleghi, è ciò che aumenterà le tue probabilità di avere successo. Ma queste, allo stesso tempo, sono le due cose che risultano più difficili da fare.

Se fai parte di tutta quella percentuale di psicologhe che non riesce a ottenere risultati, è altamente probabile che tu non faccia video, o peggio, che sul tuo profilo non ci sia nemmeno una foto di te.

La gente però (anche tu) si fida delle persone che conosce. Un profilo senza nemmeno la tua foto potrebbe tranquillamente essere falso. Chi mi assicura che non sia così?

Del resto, se il tuo profilo non è falso, perché dovresti nasconderti?

Questo è il processo mentale che avviene quando vediamo un profilo senza foto, senza sapere chi c’è dietro. Io lo so che non ti vuoi mettere in mostra, ti senti in imbarazzo a farti vedere, ecc, ma la gente non fa questo ragionamento.

O meglio, lo fa: per sé. Tu lo fai per te, io lo faccio per me, e via dicendo. Ma quando si tratta del profilo di qualcun altro invece vogliamo sapere chi c’è, e così decidiamo se fidarci o meno.

Se non si sa chi c’è, di solito non ci fidiamo.

Se c’è solo una foto…hmm…facciamo un po’ fatica, perché ok, so che faccia hai ma potrebbe essere solo un lato di te.

Il tuo lato migliore, magari anche photoshoppato. Insomma, non abbiamo la garanzia che sia autentico, cosa che invece abbiamo molto di più con i video.

Qui approfondisco l’argomento:

L’importanza di fare video

Pubblica cose tue, non citazioni

Sempre se fai parte di tutta quella percentuale di psicologhe che non riesce a ottenere risultati, è molto probabile che tu non stia scrivendo cose tue, ma condividi articoli di altri e/o delle gran citazioni.

Il problema è che le citazioni non le hai scritte tu e si possono adattare praticamente a chiunque. Non dicono nulla di te personalmente.

Non dicono chi sei tu, che problema risolvi, in che modo lo risolvi, e non dicono qual è la tua personalità, il tuo modo di trovare soluzioni e di creare una relazione con gli altri.

La stessa cosa vale per gli articoli condivisi. Non li hai scritti tu. Li ha scritti qualcun altro per il suo pubblico.

Tutto ciò dice è che tu sei d’accordo con questi articoli e queste citazioni. Ma in una persona c’è molto di più, ed è proprio questo “di più” che vuole sapere la gente per sapere se può fidarsi di te, e soprattutto per sapere perché dovrebbe scegliere te rispetto a un tuo collega.

Aspetta, non sai cosa comunicare?

Hmm, prova a dare un’occhiata a questi articoli.

Comunica i tuoi valori

Capire a chi scrivi

Storytelling

Parla facile

Crea una relazione con chi ti segue

Ok, l’ho già detto sopra ma ci tengo a ribadirlo perché è importante.

Chi ti segue sui social non è un numero. E’ una persona.

Se tu ti preoccupi solo di fare numero quello che succede è che avrai un sacco di gente a cui non importa veramente di ciò che fai.

Ciò di cui ti devi preoccupare è di risolvere i problemi di chi ti segue. Sono lì perché pensano che tu li possa aiutare: dimostra loro che è così.

Curati di loro.

Oggi chi ha un seguito di decine o centinaia di migliaia di persone, assume persone che facciano questo lavoro.
Rispondere ai messaggi privati, ai commenti, alle storie. Ma tranquilla che prima di arrivare lì ce ne vuole.

Anche se vuoi fare un lavoro fatto bene puoi gestire 5000 followers o più.

E’ importante. Se le persone che ti seguono possono relazionarsi con te ti seguiranno con più interesse perché c’è meno distacco tra te e loro.

Scegli i social giusti

Bene, supponiamo che tu, dopo tutto questo terrorismo psicologico, abbia deciso di usare i social.

Quale usare?

Dipende.

Certo, Instagram ora è il più gettonato e può essere una scelta molto sensata, ma non è detto che sia la scelta giusta in ogni caso.

Dipende sostanzialmente dal tuo target.

Se il tuo target è tra i 20 e i 40, Instagram può essere una buona scelta.
Se invece ti occupi di persone dai 40 in su meglio Facebook, o altri mezzi se sono molto anziani.

Ma potresti voler puntare anche ai giovani. In quel caso, oltre a instagram potresti prendere in considerazione anche Tik Tok.

Oppure potrebbero anche esserci altre informazioni, per cui se ad esempio il tuo target usa i forum potresti usarli anche tu. E così via.

E’ importante che tu conosca le abitudini del tuo target.

Ovviamente per fare questo devi fare un’analisi (ne parliamo più in giù), e devi avere un tuo focus, una tua differenziazione; perché se non sei specifica non lo è nemmeno il tuo target, quindi non puoi sapere cosa fa perché le informazioni sono troppo varie, quindi non sai dove e come comunicare, e quindi molto probabilmente qualunque cosa tu faccia non funzionerà.

Usa gli strumenti messi a disposizione per farti trovare

Già. Anche questo è importante, perché puoi essere bravissima, scrivere dei contenuti da paura, fare dei video fighissimi, ma quando parti nessuno sa chi sei.

Quando hai il tuo giro di followers le persone parlano di te, fanno girare il verbo, e allo stesso tempo gli algoritmi dei social ti suggeriscono di più ad altri utenti.

Ma all’inizio tutto questo non c’è. Nessuna parola, nessun feedback, nulla; quindi è tutto più difficile.

Per questo è importante usare tutti gli strumenti a disposizione per farti trovare sui social, su google e off-line.

In questo modo puoi accelerare i tempi e avere un seguito in meno tempo. Quindi, come si fa?

Se il social che stai usando si basa sugli hashtag, usali tanto e in modo sensato, quindi non va bene mettere certi hashtag solo perché sono popolari (popolari per chi? Li cercano le persone che interessano a te? Oppure li usano anche quelli che abitano dall’altra parte del mondo?)

Per approfondimenti puoi leggere l’articolo in cui spiego come usare gli hashtag su instagram.

Se si fa uso di parole chiave, come nel blog (che vediamo più giù), o anche youtube, anche in questo caso usale con criterio. Pensa sempre a cosa potrebbero cercare le persone.

Da non dimenticare anche le sponsorizzate, che in molti casi possono aiutarti a trovare rapidamente le persone interessate al tuo servizio.

Siti web per psicologi

 

Non so, a volte sembra che avere un sito web possa risolvere la fame nel mondo. E invece no. Ma sicuramente può darti una bella mano.

Attenzione però. Non è tanto l’avere un sito che può dare una mano, ma l’avere un sito che funziona:

Concepito per essere funzionale e aggiornato di continuo, perché altrimenti il consiglio più caloroso che mi sento di darti è di spendere i tuoi soldi in altro modo.

Perché dico questo?

Perché la maggior parte delle volte mi trovo psicologi con un sito che è fatto per dire dove siete, cosa fate, e tutto questo nel modo in cui siete abituati a dirlo: in psicologhese.

Ok, sto per darti una brutta notizia:

La gente è tendenzialmente egoista. E’ normale, ognuno pensa al proprio tornaconto, e il chi sei e cosa fai non rientra nel tornaconto delle persone (soprattutto se scritto in psicologhese).

Sai cosa rientra nel tornaconto della gente? Sapere se gli risolvi i loro problemi.

Il bello è che lo fai! Tutti gli psicologi risolvono problemi, però a volte le persone non danno abbastanza importanza a quel problema per cui non ritengono necessario risolverlo; ma la cosa più “divertente” (leggi anche “triste”) è che a volte non ne siete consapevoli nemmeno voi.

Cioè: sai quante volte mi sono sentito dire “io non risolvo problemi, lavoro sul benessere delle persone, le aiuto a stare meglio

…Eh. Allora, se la persona viene da te per stare meglio vuol dire che secondo i suoi canoni non sta bene come vorrebbe ed è disposta a spendere soldi per stare meglio perché per lei questo rappresenta un problema.

Se così non fosse non sarebbe disposto a spendere soldi.

Tutto Chiaro? Bene, fatta questa precisazione andiamo avanti!

Differenza tra sito e blog

Sono ancora molti gli psicologi che non sanno la differenza tra sito e blog.

Parto con una precisazione: tutto ciò che trovate sul web sono dei siti.

Anche se sono composti da una sola pagina, è perché ha scelto così chi l’ha fatto ma potenzialmente quello stesso sito con una pagina (detta landing page) potrebbe contenere tutte le pagine del mondo.

No va beh, tutte tutte no, però potrebbe contenere tante pagine.

Al di là delle landing page, generalmente i siti web hanno le pagine “home page”, “chi sono”, “servizi” (o sue varianti) e “contatti”.

Il problema di un sito di questo tipo è che è un biglietto da visita.

Se sei brava con la SEO (vedi sotto) e se non c’è troppa concorrenza in zona, forse riesci anche a posizionarti in prima pagina quando qualcuno cerca “psicologo + tua città”, altrimenti continui a pagare sponsorizzate su Google.

Che costano.

Alternativa? Aggiungere la sezione blog. Il blog non è un sito a sé, ma la sezione di un sito che contiene tutti gli articoli, e che generalmente se non c’è può essere aggiunta in ogni momento.

L’importanza del blog in una strategia di marketing per psicologi

A cosa serve il blog? Per quale motivo uno psicologo dovrebbe fare l’immorale lavoro di scrivere articoli di continuo, articoli lunghi e articolati per un lungo periodo di tempo?

Per due motivi che sono importantissimi nella tua attività:

 

Primo motivo per cui uno psicologo dovrebbe avere un blog

La gente vuole sapere.

Oggi non ci fidiamo più. Ci sono troppi professionisti e mediamente ognuno di noi nella vita ha preso una discreta quantità di fregature. Quindi prima vogliamo sapere le cose sull’argomento.

Siamo abituati che su internet si trova tutto, allora l’informazione che stiamo cercando su Google possiamo trovarla da te, oppure da qualcun altro.

Il punto è che più l’informazione che troviamo è soddisfacente (dove soddisfacente assume un significato diverso da persona a persona), più ci fidiamo dello psicologo che ha scritto l’articolo (o dello scrittore in generale, in questo caso psicologo).

Più ci fidiamo di chi ha scritto l’articolo, e più tenderemo a scegliere quella persona nel momento in cui capiamo che per risolvere completamente il problema in questione abbiamo bisogno di aiuto.

“Ah….come dici? Sei uno psicologo e non hai il blog?

Peccato, vorrà dire che nel ricercare su Google informazioni sull’argomento di cui tu ti occupi finirò sul sito di qualcun altro…”

 

Secondo motivo per cui uno psicologo dovrebbe avere un blog

Google.

Gli articoli che scrivi possono essere condivisi sui social, ma a differenza di quelli scritti direttamente lì (cioè senza fare uso del blog), quelli scritti sul blog e poi condivisi possono essere più approfonditi, oltre ad avere una migliore formattazione ed una veste grafica più accattivante.

E soprattutto quegli stessi articoli, se scritti bene, possono aiutarti ad avere visibilità su Google proprio quando qualcuno cerca info su quell’argomento.

In pratica puoi essere in prima pagina a costo zero.

Bada bene che ho detto “puoi”. Non c’è garanzia come dicono invece alcune agenzie di siti web.

Quello è solo un modo subdolo di attirare clienti, perché l’essere in prima pagina dipende da numerosi fattori, tra cui quanto traffico hai sul sito, quanto le persone ci stanno dentro, quanta gente condivide i tuoi link, quanto l’articolo è ottimizzato per Google e quanto la parola chiave ricercata dall’utente è in linea col tuo articolo.

Se a tutto questo ci aggiungiamo che l’algoritmo di Google non lo conosce nessuno e cambia continuamente, diventa un bel casino. Però, lavorando bene, con intelligenza, e cercando di rispettare quanti più criteri possibili tra quelli sopra riportati, ci sono buone possibilità.

Anche perché le ricerche sono così tante che, se si lavora bene, per qualche argomento si riesce sempre ad arrivare in prima pagina.

Il punto è che più articoli hai ben posizionati sui motori di ricerca e più gente finirà sul tuo sito, e quindi avrai una maggiore probabilità di essere contattata per delle consulenze psicologiche.

Se a questo ci aggiungiamo il fatto che Google risponde ad una domanda consapevole, c’è una maggiore probabilità che chi vi trova da Google voglia iniziare un percorso con voi in tempi brevi, rispetto a chi vi trova sui motori di ricerca.

Ma tutto questo vale solo se lavoriamo bene di SEO.

SEO per psicologi

Ebbene sì, anche questa competenza ti servirà se hai un blog, ma non solo. Capirne i meccanismi può tornarti utile anche sui social, anche se in modo diverso.

La SEO, ovvero la Search Engine Optimization (ottimizzazione per i motori di ricerca) è…beh direi che si spiega da sola. 😂

Ma come si fa? Si fa che non ci sono programmi o strumenti da usare o da comprare. E’ una competenza che più è affinata e più è efficace.

Sapere come funziona la SEO vuol dire scrivere i testi prendendo in considerazione il punto di vista dei motori di ricerca che, a differenza di 10 anni fa, è diventato abbastanza simile al punto di vista dei lettori, ma con qualche accorgimento necessario perché, in fondo, stiamo pur sempre parlando ad una macchina.

Quali sono gli accorgimenti da tenere in considerazione quando parliamo di SEO?

Parole chiave

Non ancora del tutto passate di moda, le parole chiave riescono ancora a mantenere una loro utilità.

A differenza dei primi anni in cui i motori di ricerca vedevano la luce del sole, in cui bastava ripetere quante più volte possibile la parola chiave all’interno del testo del sito per vederlo comparire nei primi risultati di ricerca, oggi le cose sono parecchio cambiate.

Prima di vedere gli altri aspetti però, diamo alle parole chiave il loro piccolo ma importante spazio che meritano.

Le parole chiave infatti vanno inserite nel testo quanto basta per far capire a Google di cosa parliamo, ma anche quanto basta perché il testo sia scorrevole e utile.

In linea generale, una volta che la tua parola chiave compare nel titolo, verso l’inizio e verso la fine dell’articolo, in almeno un sottotitolo e, a seconda della lunghezza del contenuto, una o più volte in mezzo, e infine negli attributi “titolo” e “testo alternativo (alt)” delle immagini (attributi che su wordpress sono sempre facilmente visibili nella finestra di caricamento delle immagini), è più che sufficiente.

Puoi trovare informazioni più approfondite sull’uso delle parole chiave puoi andare qui.

Inoltre è bene sempre usare delle parole chiave correlate, cioè quelle che trovi in fondo alla pagina di Google dopo aver effettuato una ricerca, pertinenti a ciò di cui parli nell’articolo. Anche i suggerimenti che compaiono quando inserisci la parola nella barra di ricerca sono da prendere in considerazione.

Ci sono alcuni strumenti che puoi usare per trovare e analizzare le parole chiave.

Contenuti approfonditi

Esatto. A Google piacciono i contenuti approfonditi, tanto che generalmente non vengono proprio presi in considerazione articoli con meno di 3-400 parole.

Personalmente suggerisco di scrivere articoli che abbiano un minimo di 800-1000 parole.

Ma non solo.

Approfondimento per Google significa anche avere la possibilità di approfondire gli argomenti sviluppati nel testo, e questo generalmente si fa con dei link, esattamente come quelli che vedi sparsi in questo articolo.

Velocità del sito

Sia chiaro: se a Google piacciono i contenuti è perché piacciono agli utenti. E agli utenti piace anche la velocità.

Se un sito è lento a caricare, dopo qualche secondo le persone iniziano a chiudere la pagina e guardare qualcos’altro, il che ovviamente non va bene. Quindi Google, tra le mille mila variabili che prende in considerazione per decidere come posizionare i siti web, ci mette anche la velocità.

Sappi però che la velocità non dipende solo da quante cose metti nelle pagine del tuo sito, dalle dimensioni (in byte) delle immagini ecc, ma dipende anche dall’hosting che usi.

Questo, ad esempio, è uno dei motivi per cui ho scelto di usare Siteground, e per cui lo consiglio vivamente.

Link funzionanti

Infine sopra abbiamo parlato di link, ma non è solo importante linkare i propri articoli. E’ importante anche linkare fonti autorevoli e ancora di più se sono le fonti autorevoli a linkare te, ma questo è un po’ più complicato da fare.

Ma soprattutto, è importante che tutti i link funzionino correttamente, che non ci siano rimandi a pagine inesistenti e che ci siano meno reindirizzamenti possibili.

Insomma, la struttura del sito deve essere più snella e pulita possibile.

Copywriting per psicologi

Ok l’ottimizzazione per i motori di ricerca, ma i testi devono anche essere piacevoli e scorrevoli da leggere, no?
Sì! Soprattutto quello, perché altrimenti cade tutto visto che la gente non leggerà ciò che scrivi, con tutte le conseguenze che ne derivano:

  • Non conoscerà il tuo punto di vista
  • Non condividerà le tue idee
  • Quindi non vorrà saperne di più
  • E di conseguenza non sarà interessata a contattarti

Perciò è importante far sì che gli articoli si facciano leggere.

Per fare questo le frasi devono essere brevi.

Alterna tra le 1, 2 e 3 righe, con sporadiche frasi più approfondite. Vedi come sto facendo io? Così! 🙂

Ma attenzione che a fare solo articoli composti da frasi di una riga o due, alla fine viene tutto uguale lo stesso, ed è proprio quello che dobbiamo evitare; di tanto in tanto va bene fare frasi più lunghe, che sono normali quando devi spiegare concetti un po più complessi e che richiedono frasi più lunghe per essere spiegati come si deve; frasi che oltre alla funzionalità del caso, hanno anche il compito di spezzare la monotonia del testo.

La punteggiatura è importante, così come gli accenti giusti e altrettanto lo è evitare gli errori grammaticali.

Infine, se vuoi diventare brava a scrivere: leggi. Tanto.
Leggi qualunque cosa, qualunque storia, qualunque libro, racconto, qualunque articolo scritto da qualcun altro.

Puoi approfondire qui l’argomento dello storytelling.

Inoltre è fondamentale capire a chi scrivi e comunicare i tuoi valori.

La parte più importante di una strategia di marketing per psicologi vincente

 

Lo so, sono tante cose, ma te l’avevo detto che avremmo visto tutto. In realtà ogni argomento andrebbe approfondito, ma come vedi già così l’articolo è davvero lungo e anzi se sei arrivata fin qui non posso che farti i miei complimenti!

Però prima di lasciarti voglio dirti un’ultima cosa. Infatti tutto ciò che abbiamo visto fin’ora rischia di essere inefficace se tutto questo popò di roba non è abbinato ad un’accurata analisi del mercato e soprattutto tantissimi infiniti test.

L’analisi va fatta in fase di decisione degli obiettivi e del target, ed include anche il reverse engineering di cui ti linko l’articolo.

I test invece vanno fatti di continuo, perché non è che parti e vai tutto dritto. Ci sono sempre degli accorgimenti, delle modifiche da apportare, dei miglioramenti da fare, e sono proprio i test che agevolano questo processo di miglioramento continuo.

Ecco, tuuuutto questo è ciò che serve per un’efficace strategia di marketing per psicologi, che inizia con le competenze che abbiamo visto sopra e continua quasi all’infinito per una correzione e un miglioramento costante. Ed è proprio quest’ultimo punto che da i risultati più tangibili, ma proprio perché è qualcosa che si fa sul lungo termine che spesso non viene fatto con la costanza che richiederebbe.

Infatti è proprio per questo motivo che ho sviluppato gli affiancamenti; perché è vero che ci sono i corsi on-line, ma i risultati veri arrivano sia facendo le cose concretamente, testando e migliorando ogni giorno, e i servizi che ho sviluppato fanno proprio quello, proprio perché voglio essere certo che tu possa raggiungere i risultati che ti sei prefissata.

Bene! Dottoressa, hai tutta la mia stima per essere arrivata fin qui.

Ora va e fa vedere al mondo chi sei! 💪

Ti è piaciuto l’articolo?
Hai altri suggerimenti o riflessioni che vorresti condividere con i tuoi colleghi che leggeranno questo articolo?
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2 Commenti

  1. SaraPe

    Articolo stupendo!
    Ne ho letti una miriade sul marketing per psicologi, tutti pronti a dar consigli ma mai nessuno che fosse “applicabile” con successo!

    Rispondi

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