Reverse engineering. Sì, hai letto bene. Per analizzare la concorrenza un po’ di stalking è necessario. 😅

Oggi chiudiamo l’argomento che abbiamo iniziato nelle storie di instagram (qui trovi il link al mio profilo ig, ti basta cercare tra le storie in evidenza quella con il titolo “reverse engineering“).

Dicevamo, reverse engineering, processo di ingegneria inversa spesso usato per analizzare la concorrenza: ci serve per capire quali sono i processi e le strategie che hanno portato un’azienda a fare quello che fa.

Un’azienda ma anche un libero professionista, un manager, un latin lover, una casalinga…chiunque insomma.

In soldoni il processo di ingegneria inversa ci permette di capire cos’è che porta una persona a fare una determinata cosa.

Se prendiamo un professionista che è arrivato già a un certo livello vuol dire che buona parte delle cose che fa sono efficaci.

E come facciamo a sapere quali sono?

La dobbiamo stalkerare. 😁

Dobbiamo diventare gli stalker numero uno al mondo, anche noti come true fans, di cui abbiamo già parlato.

Ingegneria inversa per analizzare la concorrenza: cosa chiedersi

Ecco, in ordine sparso, quello che dobbiamo chiederci per fare un reverse engineering con i controcosi:

Che piattaforme usa? Ha un sito? Una pagina social? Quanti social usa? Ti da informazioni? Quante informazioni ti da? Come comunica? Scrive? Fa video? E’ una persona seria?
E’ simpatica? E’ distaccata? Alla mano?

Propone prodotti o servizi come se non ci fosse un domani? Lo fa in modo soft? Non lo fa per niente?

Ha una newsletter? Quante mail scrive? Come le scrive? Cosa scrive? C’è una forma di interazione nella newsletter? Vende cose?

Ha delle pagine di vendita? (cioè pagine più o meno chilometriche dove vende prodotti o servizi) Sono lunghe? Corte? E dopo che hai comprato c’è una pagina di
ringraziamento? Com’è? Cheddice? Cheffa?

Non è obbligatorio comprare tutti i servizi che troviamo, anche perché non vorrei avere il tuo portafogli sulla coscienza. Ci sono già molte cose che puoi osservare senza spendere un centesimo, ma se trovi qualche cosa che costa quanto una pizza, io il sacrificio lo farei.

Ti può far risparmiare un sacco di errori capendo a priori cosa funziona.

Ah, non meno importante, una volta che hai fatto tutto questo semplice lavoro, non basta fare copia incolla. Eh sì, vale anche per la strategia, perché dopo un po’ se no siamo
tutti uguali, e tutti uguali no buono, perché i primi 10 guadagnano, i primi 30 va beh, gli altri hanno rotto le balle.

In conclusione

Quindi dopo tutto questo popò di roba bisogna far lavorare il neurone (o i neuroni, a seconda del nostro equipaggiamento) e pensare:

Come metto insieme questo con la mia personalità e le mie capacità? E soprattutto quale di quelle strategie è più saggio tenere e cosa, invece, mi conviene modificare per evitare di avere lo stesso format degli altri?

E sempre senza dimenticare tutto il discorso sul target e la focalizzazione di cui abbiamo già parlato tante volte.

Insomma, per fare reverse engineering per analizzare la concorrenza dobbiamo, almeno in parte, cadere nelle loro “trappole” per capire come funzionano, come sono progettate, che cosa propone, come comunica con noi, quanto, eccetera.

Ma solo per un periodo limitato eh, perché se no poi le nostre cose quando le facciamo? Quindi prendiamo quello che ci serve e via!

Come insegna Woody Allend: prendi i soldi e scappa!

Hai appena letto “marketing per psicologi: reverse engineering per analizzare la concorrenza”

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