Sei uno psicologo e ti stai chiedendo se Instagram possa aiutarti a promuoverti professionalmente? Oppure fai parte di coloro che pensano che lo psicologo su Instagram svaluti la sua professione?

Nell’articolo di oggi voglio rispondere a queste domande, e vedremo perché Instagram, se usato correttamente, può essere un ottimo strumento di promozione professionale.

Psicologi e Instagram: un matrimonio impossibile?

C’è chi pensa che non sia nemmeno da prendere in considerazione, e c’è chi invece con instagram ci lavora.

Chi ha ragione?

Prima di tutto vorrei precisare che Instagram non è il miracolo sceso in terra, né tanto meno la causa di tutti i mali. Prendiamolo semplicemente per quello che è:

Uno strumento di comunicazione.

Esattamente come un coltello, puoi usarlo per tagliare il pane o per fare del male a qualcuno, ma di certo il colpevole non sarà il coltello.

Allo stesso modo, Instagram è nato per condividere immagini e poi video, ed è stato proprio quest’ultimo upgrade a creare il terreno fertile per i professionisti.

Uno psicologo può comunque decidere di non usarlo, e potrebbe anche aver ragione se il suo target non lo usa.

Infatti il punto sta tutto lì.

Cioè la domanda che dovresti porti non è se usare Instagram o no, ma se le persone a cui ti vuoi rivolgere sono su Instagram oppure no. Sembra semplice ma la maggior parte dei professionisti non pensa minimamente a questa regola di base.

Dal momento che sei un libero professionista dovrai promuoverti in qualche modo, per poter avere dei pazienti e renderti utile facendo ciò per cui hai studiato.

E per promuoverti dovrai in qualche modo raggiungere le persone che possono essere interessate a ciò che fai. Beh, se i tuoi servizi sono per persone tra i 20 e i 40 anni, credo proprio che dovresti considerare l’idea di utilizzarlo.

In che modo uno psicologo può usare Instagram mantenendo la sua professionalità?

Sicuramente non pubblicando foto e video mentre va al bar con gli amici, o foto in camera col pigiama o in biancheria…

…a meno che tu voglia comunicare un messaggio particolare, ad esempio se il tuo target è il body shaming.

In linea generale bisogna sempre tenere in considerazione che si comunica sempre qualcosa, e quello che si comunica dovrebbe essere sempre in linea con ciò che vogliamo comunicare al fine di promuoverci. Questo vale per gli psicologi come per qualunque professionista che abbia un codice deontologico da rispettare.

Tuttavia, lascia che ti spieghi cosa intendo.

Il discorso infatti è molto più ampio e complesso di quanto sembri a prima vista, perché in realtà quasi qualunque cosa può essere considerata pertinente.

Esempio: sei in casa e stai lavorando in pigiama. Ti fai vedere o no?

Cosa è meglio e cosa è meglio non fare? Purtroppo non c’è una risposta.

Sostanzialmente però dipende da te, quindi dalla tua personalità, e dal rapporto che hai con i tuoi followers…e dal pigiama che indossi.
Se il pigiama è sobrio, hai già un buon rapporto con i tuoi followers e vuoi farti vedere mentre lavori da casa, perché no.

Se ti stai chiedendo “sì ma perché dovrei farlo? Non posso semplicemente non pubblicare nulla?”

Sì, puoi, ma forse dovresti leggere l’articolo sull’effetto di sovraesposizione, che vale sia per i social sia per il mondo “vero”.

Cioè non è una novita, nessuno si è inventato nulla. Le uniche due vere differenze tra online e offline sono che:

  1. Ccon i social è più facile farsi vedere perché non devi per forza macinare chilometri per andare agli eventi dove farti vedere e incontrare gente
  2. Grazie agli strumenti di analisi on-line si possono avere informazioni molto più accurate circa le persone che sono interessate a ciò che fai, il che si traduce in una spesa più mirata e quindi una migliore gestione del budget.

Non devi pubblicare per forza

Quello che ho appena riportato è un esempio un po’ borderline, ma non è la regola.

Se non vuoi farti vedere così non farlo.

Non devi per forza pubblicare tutto della tua vita privata, anzi puoi promuoverti benissimo anche mantenendo uno stile di vita riservato.

Semplicemente tieni presente che non pubblicare nulla non è una soluzione saggia. Puoi pubblicare qualcos’altro che ritieni più pertinente, il che va benissimo.

Puoi pubblicare un post al giorno o uno a settimana, anche uno ogni due, l’importante è che sia interessante e coinvolgente.

E soprattutto, l’importante è che nel frattempo, tra un post e l’altro, tu non sparisca; perché altrimenti potrebbero volertici anni per ottenere qualche risultato decente, ma sono certo che tu voglia accelerare un po’ i tempi.

Come fare?

Usa le stories

Le stories di Instagram sono forse lo strumento migliore per promuoversi al momento.

Durano massimo 15 secondi l’una ma puoi farne quante ne vuoi, e il fatto che in 24 ore scadano e vengano eliminate per sempre crea nelle persone quel senso di urgenza che le porta a guardarle incuriosite.

Anche questo però è uno strumento.

Puoi usarlo per farti vedere mentre fai il bagno col culo di fuori o mentre ti prendi una sbronza, o puoi usarlo per fare divulgazione psicologica.

Ecco, forse fare delle storie mentre sei ubriaca come una spugna lo eviterei, a prescindere dal fatto che tu sia una psicologa che si vuole promuovere su Instagram, o un banchiere o un elettricista. Una roba del genere ti fa figurare male in ogni caso. E’ buon senso.

Comunque, dicevo, fare divulgazione psicologica nelle storie ti permette di raggiungere facilmente un gran numero di persone, il che vuol dire che:

  • Le persone iniziano a conoscerti
  • Iniziano a vedere la psicologia con un occhio più consapevole
  • Iniziano a pensare in modo diverso grazie alle informazioni che puoi divulgare sui social
  • Alcuni di loro vorranno rivolgersi a te per dei percorsi psi

Psicologo sui social: perché Instagram

Personalmente al momento è l’unico strumento con cui riesco, con risultati soddisfacenti, a promuovermi senza spendere un centesimo (idem per le psicologhe che lavorano con me).

Ci si può riuscire anche con Youtube, ma è un po’ più complicato, soprattutto se parliamo di psicologia.

Invece su Instagram sto vedendo crescere molti psicologi, anche senza particolari competenze di video editing.

Basta lavorare bene sui contenuti, allenarsi nella comunicazione (cosa che è da fare in ogni caso se si intende fare video), usare gli hashtag sapientemente, e coltivare una relazione con i propri followers.

Ovviamente…una relazione professionale, che come sai è l’aspetto più importante in un percorso psicologico.

Beh, lo è anche nel marketing.

Allora, sei ancora convinta che lo psicologo su instagram non ci possa stare? O hai deciso di dargli una chance?

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