Cosa c’entra la psicologia col marketing?

Ott 15, 2018 | marketing per psicologi

Cosa c’entra la psicologia col marketing?

Ci sono molte analogie tra psicologi e marketers, perché come per la psicologia, anche il nostro è un lavoro in cui si sta costantemente a contatto con le persone.

Facciamo un esempio:

Mi chiama un cliente e mi dice che vuole far crescere la sua azienda.

Bene, io per prima cosa devo capire a che punto è, quindi quali sono i suoi punti forti e i suoi punti deboli, cosa si può migliorare, cosa va cambiato, dove vuole andare quindi che obiettivo ha, e con tutti questi parametri devo sviluppare un percorso che gli permetterà di raggiungere i suoi obiettivi.
A quel punto entrano in gioco le mie competenze nella costruzione del suo brand, nel presentare la sua storia e il suo prodotto in un certo modo.

Ora tocca a te.

Ti chiama un cliente e ti dice che ha dei problemi familiari che non riesce a risolvere.

Non cerchi forse di capire a che punto è nel suo percorso di crescita, quindi in che modo vede le cose, quali sono i suoi punti deboli e i punti forti e in che modo puoi aiutarlo per cercare di fargli risolvere il suo problema?

E lì entra in gioco la tua esperienza da psicologo(/a …mi fa strano parlare al maschile perché praticamente siete tutte donne, mi sa che inizierò a parlare al femminile, scusate maschi) accompagnandolo nel percorso di crescita.

E qui qualcuno mi ha detto “sì ma io non vendo un prodotto“.

Beh, nemmeno io. Vendiamo entrambi la soluzione ad un problema, solo che, come c’è la credenza che lo psicologo curi i matti, c’è la credenza che venditori e marketers siano un po’ truffaldini (cosa vuol dire fare marketing?).

Abbiamo un problema entrambi.

 

Il punto è che noi marketers ci impegnamo per risolverlo, gli psicologi un po’ meno.

Infatti (chi lavora bene perché poi i bravi e i cretini sono in tutti i settori) sappiamo che la prima regola per vendere è: dare valore e creare una relazione con le persone.

Questo vuol dire che chi fa marketing (ripeto, quelli seri) non lo fa più allo scopo di vendere, ma lo fa allo scopo di risolvere il problema.

La vendita a quel punto diventa un naturale “effetto collaterale“.

Aspetta, non sto dicendo che lavoriamo per la gloria (anzi siamo i primi a dire che bisogna farsi pagare il giusto) ma se incontri uno che fa un mestiere qualunque e lo fa con passione, perché gli piace e che si vede che sta lavorando per te, non lo preferisci a chi lo fa solo per arrivare a fine mese?

E del resto è, o almeno dovrebbe essere, la stessa cosa che dovreste fare voi, cioè lavorare per aiutare le persone.

Il problema è che la maggior parte degli psicologi non si promuovono, o non lo fanno come andrebbe fatto.

Niente foto o video per cui non so nemmeno che faccia hai, pubblicazione di citazioni come se non ci fosse un domani.

Tutto questo non crea né interesse né fiducia.

 

Quindi è chiaro che a questo punto portare gente in studio diventa un problema perché nessuno sa che esisti o non reputa importante venire da te, e di conseguenza fare cassa diventa il tuo problema principale.

E questa penso che sia una differenza importante tra chi fa marketing e gli psicologi che non fanno marketing.

Noi ci preoccupiamo di rendere interessante un prodotto, la maggior parte di voi non lo fa.
E il vostro prodotto non è una tazzina o una chiacchierata, siete voi.

A questo punto penso sia abbastanza chiaro cosa c’entra la psicologia col marketing.

Quindi chiedetevi sempre:

Perché le persone non mi contattano?

Come faccio a diventare interessante, in modo che le persone vogliano contattarmi?

Come faccio a creare fiducia, in modo che le persone vogliano contattarmi?

Del resto, non è anche questa psicologia?

Buon lavoro a tutti

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