Buongiorno dottoresse e dottori, siamo all’ottavo video di analisi del codice deontologico per vedere se limita in qualche modo la possibilità di promuoversi degli psicologi.

Riprendiamo dall’articolo 25, che dice:

“Lo psicologo non usa impropriamente strumenti di diagnosi e di valutazione. Nel caso di interventi commissionati da terzi, informa i soggetti circa la natura del suo intervento professionale, e non utilizza, se non nei limiti del mandato ricevuto, le notizie apprese che possano recare ad essi pregiudizio. Nella comunicazione dei risultati dei propri interventi, regola tale comunicazione anche in relazione alla tutela psicologica dei soggetti.”

Qui si riprendono diversi punti già affrontati:

  • Usare le proprie competenze per fare del bene, e non abusarne semplicemente per arrivare a fine mese un po’ meglio
  • L’onestà intellettuale di inquadrare il proprio lavoro nei limiti del mandato ricevuto quando questo è commissionato da terzi
  • poi mette i puntini sulle i dicendo di prestare attenzione anche alla tutela psicologica dei pazienti quando si comunicano i risultati dei propri interventi

Una di quelle cose che io spererei di non dover dire mai a uno psicologo, ma si sa, il mondo è bello perché è vario…

 

Articolo 26:

“Lo psicologo si astiene dall’intraprendere o dal proseguire qualsiasi attività professionale ove propri problemi o conflitti personali, interferendo con l’efficacia delle sue prestazioni, le rendano inadeguate o dannose alle persone cui sono rivolte. Lo psicologo evita, inoltre, di assumere ruoli professionali e di compiere interventi nei confronti dell’utenza, anche su richiesta dell’Autorità Giudiziaria, qualora la natura di precedenti rapporti possa comprometterne la credibilità e l’efficacia.”

Ma…non era una rubrica sulle tecniche di marketing?

Questa cosa non parla di marketing neanche per sbaglio! Dove cavolo lo avete letto che non vi potete promuovere come tutti gli altri??

Va beh, comunque l’articolo 26 è uno degli articoli più importanti del codice dal punto di vista dell’etica professionale e tratta argomenti importantissimi che abbiamo già accennato nei precedenti articoli.

Ma non mi dilungo perché non è questa la sede e perché dovrebbe essere una base per tutti, non qualcosa su cui vi dovresti differenziare.

 

Articolo 27

“Lo psicologo valuta ed eventualmente propone l’interruzione del rapporto terapeutico quando constata che il paziente non trae alcun beneficio dalla cura e non è ragionevolmente prevedibile che ne trarrà dal proseguimento della cura stessa. Se richiesto, fornisce al paziente le informazioni necessarie a ricercare altri e più adatti interventi.”

Di nuovo onestà intellettuale.

Questa è una regola d’oro che dovrebbero seguire tutti, ed è anzi uno dei motivi, anzi forse IL motivo, per cui alcune aziende danno la garanzia soddisfatti o rimborsati.

Acquisti il prodotto o servizio e se vedi che non ti trovi bene, non è quello che fa per te, non ti serve eccetera, ti ridanno i soldi.

Stessa cosa, ma senza rimborso.

Se tu per primo, dall’alto della tua competenza, vedi che il paziente non trae alcun beneficio dalla tua terapia, stop.

Ti fermi e magari gli proponi un’altra terapia qualcun altro che possa fare al caso suo.

Questa anche è una delle cose che impari quando fai marketing (altro motivo per cui in realtà voi dovreste essere più avanti di tutti in questo campo, ma si sa che la psicologia è vasta e non è facile applicare tutte le nozioni in tutti i campi, tantomeno in quelli che rientrano nella propria sfera personale).

 

 

Come sempre se hai dubbi o domande scrivimi nei commenti, rispondo moooolto volentieri a tutti, e ci vediamo nel prossimo video.

Un saluto e buon lavoro!

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