Buongiorno dottoresse e dottori, quarto video di confronto tra il codice deontologico degli psicologi e le tecniche di marketing, per sapere se e quali possono essere usate, pronti via!

 

Articolo 15

 

“Nel caso di collaborazione con altre persone tenute al segreto professionale, lo psicologo può condividere soltanto le informazioni strettamente necessare in relazione al tipo di collaborazione.”

 

Articolo 16

 

“Lo psicologo redige le comunicazioni scientifiche indirizzate ad altri professionisti tenuti al segreto professionale, in modo da salvaguardare l’anonimato del paziente.”

Qui riprendiamo un po’ l’articolo 11. Divulgare meno informazioni possibili per rispettare il diritto di riservatezza dei pazienti e dello psicologo.

 

Ho tenuto per ultimo l’articolo 14

“Lo psicologo in caso di intervento in gruppo è tenuto ad informare, nella fase iniziale, le persone circa le regole che governano l’intervento, ed impegnare i componenti del gruppo al rispetto del diritto di riservatezza quando necessario.”

Questa è una cosa che dovrebbero fare tutti. Sempre.

Le persone non si rendono conto di quanto sia importante questo passaggio preliminare, con la conseguenza che poi, le persone del gruppo, ma anche il tuo paziente se sei in un percorso one to one (cioè in cui siete solo tu e lui) a un certo punto gli sale qualche dubbio su cosa può fare e cosa no.

E’ sicuramente utile avere dei dubbi ma il problema è che non tutti fanno domande, alcuni se li tengono per sé e questo va a impattare sul risultato del percorso.

Potresti dirmi che il paziente ha i suoi tempi e vanno rispettati; ok sono d’accordo, ma io qui non sto parlando del percorso mentale che deve fare il paziente a livello suo interiore.

Sto parlando del fatto che durante il percorso che fai con lui, o con il gruppo, non cambia nulla, gli verranno sicuramente in mente diversi dubbi e domande che si farà.

 

Se però si tiene tutto per sé, tu come fai ad aiutarlo?

 

Ora, sono stato anch’io dallo psicologo e so che quando sei lì sei mentalmente predisposto ad aprirti, e quindi più propenso a fare domande. Non penso che qualcuno faccia scena muta, anche se ci saranno dei casi ma saranno appunto dei casi.

Quindi, casi a parte, non voglio dire che le persone non fanno domande MAI, però ci sono tanti momenti in cui te ne vengono in mente alcune e magari pensi “va beh dai a questo ci penserò”, oppure “no dai questo non glielo chiedo se no pensa che non ho capito niente”, e così via.

E’ molto importante che queste cose non succedano, perché altrimenti ti mancano dei pezzi, quindi il percorso si allunga, il paziente sarà meno soddisfatto, avrà accumulato diversi dubbi tra cui probabilmente anche a proposito dell’efficacia della terapia, e quindi sarà meno propenso a continuarla.

Ok, non so cosa pensi tu, ma non penso che questo sia un buon modo per promuovere il benessere.

E attenzione però, perché anche dire “sentiti libero di fare domande” non è molto efficace.
Ellen Langer ha dimostrato che le persone possono essere influenzate semplicemente dalla struttura delle frasi che ascoltano.

Uno degli esperimenti più noti è quello di una persona che deve fare delle fotocopie e chiede di passare avanti.
Questo esperimento, che quasi sicuramente avrai già sentito, ha dimostrato che dare una motivazione alle nostre richieste ne aumenta l’efficacia.

Ovviamente, meglio ancora se la motivazione che si usa è a sua volta reale ed efficace.

Ad esempio, se io ti dicessi:

“Durante il percorso ti verranno in mente delle domande, dei dubbi. E’ molto importante che quando succede tu mi dica quali sono queste domande, questi dubbi, così avrò più informazioni per poterti aiutare, perché se ti tieni tutto per te, a me mancheranno dei pezzi del puzzle, quindi avanzeremo più lentamente. Io ho molto rispetto sia del tempo sia dei soldi che investi in questo percorso, e penso anche tu, perciò sarai d’accordo con me che è meglio che ci diamo da fare entrambi se vogliamo rendere utile e fruttuoso questo percorso.”

 

E’ completamente diverso da “sentiti libero di fare domande”.

 

Quello che stiamo cercando di fare qui non è influenzare il suo percorso con consigli, che tra l’altro è vietato dal codice, ma cerchiamo invece di influenzare il modo in cui il paziente si impegnerà nel percorso.

Oppure se devi gestire un gruppo, dare delle regole di comportamento come “se avete domande alzate la mano” oppure se avete domande “segnatevele che negli ultimi 20 minuti vi rispondo”, se a fare qualche esercizio potrebbero sentirsi in qualche modo particolare o che il percorso potrebbe sembrargli un po’ contorto fino a che alla fine potranno unire i puntini, sono tutte piccole cose che non fa NESSUNO, che però fanno sì che i partecipanti non siano distratti da alcuni dubbi che non hanno nemmeno senso di essere o che possono essere risolti molto facilmente.

  • Ne trae vantaggio il singolo che si sentirà più nella sua zona di comfort perché sa già a cosa va in contro e cosa fare nelle varie situazioni
  • Ne trae vantaggio il gruppo perché il percorso scorre in modo più fluido e senza imprevisti
  • E ne trai vantaggio tu perché saranno tutti più contenti e soddisfatti.

Questi erano solo due esempi, l’argomento è molto più ampio, farò sicuramente un video o un articolo specifico se vi interessa.

Come sempre se hai dubbi o domande scrivimi nei commenti, e per vedere tutta la serie di cui pubblico un video a settimana, metti mi piace alla soluzione anticrisi per psicologi.

Ci vediamo nel prossimo video, un saluto e buon lavoro!

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