Codice deontologico VS marketing parte 3

Ago 22, 2018 | codice VS marketing

Buongiorno dottoresse e dottori, eccoci al codice deontologico VS marketing parte 3.

Oggi andiamo avanti un po’ di più, visto che ci sono 3 articoli che approfondiscono lo stesso argomento, e sono il numero 11, 12 e 13.

 

Cominciamo subito con l’articolo 9

“Lo psicologo è tenuto ad informare i soggeti coinvolti nella sua attività di ricerca, ottenerne il previo consenso informato e concederne la possibilità di rifiutare o ritirare tale consenso.
Se non può ottenerne il previo consenso deve comunque ottenere l’autorizzazione ai dati raccolti alla fine della ricerca.”

Saprai sicuramente di tutto il casino che c’è stato un paio di mesi fa quando è entrato in vigore il GDPR, e alla fine della fiera è questo. Se vuoi i miei dati mi chiedi il consenso per averli, o nei casi dove questo non sia possibile chiedi comunque il consenso per l’utilizzo di quei dati (se devi fare uno studio su un gruppo di persone non sempre hai la possibilità di dirgli in anticipo di cosa si tratta, altrimenti alteri il risultato finale).

 

Articolo 10

“Quando le attività professionali hanno ad oggetto il comportamento degli animali lo psicologo si impegna a rispettarne la natura ed evitarne sofferenze.”

Questo mi sembra abbastanza chiaro così, il rispetto degli animali comunque avvalora sempre la figura dello psicologo come essere umano, al di là del fatto che parliamo di esseri viventi, che vanno rispettati a prescindere.

 

Articoli 11 e 12

“Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale, pertanto non rivela fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale, fatto salvo il caso di testimonianza, ma anche in questo caso valuta se farne uso oppure no, per tutelare prima di tutto il paziente.”

Artcolo 13

“In caso di referto o denuncia lo psicologo si limita a rivelare lo stretto necessario. Valuta se rivelare totalmente o parzialmente informazioni qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o la salute del paziente o terzi soggetti.”

Qui parliamo dei casi in cui lo psicologo può o non può divulgare informazioni sul suo paziente, e anche qui si invita lo psicologo ad avere una mentalità laica a prescindere di quello che pensa lui (o lei) del paziente e preoccuparsi prima di tutto della sua riservatezza.

Avere una mentalità laica nel lavoro è un ottimo vantaggio.

Parlavo ad esempio una volta con un carrozziere che mi raccontava di aver rifiutato un lavoro perché questo era un suo vecchio cliente e se n’era andato dalla concorrenza appena gli hanno fatto un prezzo più basso del suo.

Potreste pensare che abbia fatto bene ma intanto lui si è bruciato l’opportunità di riprendere un vecchio cliente che avrebbe potuto fidelizzare, perché se questo se n’è andato appena gli hanno fatto l’offerta (che poi per un prezzo più basso ha ricevuto anche un servizio più scarso) vuol dire che questo cliente, pur essendo un habitue, non era fidelizzato.

Oggi piccolo strappo alla regola, sono andato un po’ più avanti, la prossima volta riprendiamo dall’articolo 14 e arriviamo fino al 16.

Se hai dubbi o domande scrivimi nei commenti, e per vedere tutta la serie di cui pubblico un video a settimana, metti mi piace alla soluzione anticrisi per psicologi.

Ci vediamo nel prossimo video, un saluto e buon lavoro!

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