Codice deontologico VS marketing parte 11

Ott 8, 2018 | codice VS marketing

Buongiorno dottoresse e dottori, undicesimo video di analisi del codice deontologico per vedere se limita in qualche modo la possibilità di promuoversi degli psicologi.

Andiamo avanti con l’articolo 36

“Lo psicologo si astiene dal dare pubblicamente su colleghi giudizi negativi relativi alla loro formazione, alla loro competenza ed ai risultati conseguiti a seguito di interventi professionali, o comunque giudizi lesivi del loro decoro e della loro reputazione professionale.

Costituisce aggravante il fatto che tali giudizi negativi siano volti a sottrarre clientela ai colleghi.

Qualora ravvisi casi di scorretta condotta professionale che possano tradursi in danno per gli utenti o per il decoro della professione, lo psicologo è tenuto a darne tempestiva comunicazione al Consiglio dell’Ordine competente.”

Tralasciando il caso in cui lo scorretto sia qualcun altro, e quindi in quel caso va segnalato eccetera, uno dei concetti che vengono espressi abitualmente nel marketing è che non c’è un migliore e un peggiore.

C’è il diverso.

E qui mi ricollego al video precedente dove ho parlato della differenziazione cioè:

Io ho competenze, esperienze e una personalità diversa dalla tua, perciò mi focalizzo su cose diverse dalle tue, quindi parlo a persone diverse eccetera.

Questo perché il denigrare un collega è un’azione che NON porta a creare fiducia, cosa che invece si può fare comunuicando la differenza.

Articolo 37

“Lo psicologo accetta il mandato professionale esclusivamente nei limiti delle proprie competenze.

Qualora l’interesse del committente e/o del destinatario della prestazione richieda il ricorso ad altre specifiche competenze, lo psicologo propone la consulenza ovvero l’invio ad altro collega o ad altro professionista.”

Questo articolo riprende un po’ temi presenti in diversi articoli che abbiamo già visto, cioè:

  • Avere ben presente i limiti delle proprie competenze, quindi qual è il proprio focus
  • e delegare le commissioni che fuoriescono da questo quadro a colleghi più competenti nella materia richiesta.

Articolo 38

“Nell’esercizio della propria attività professionale e nelle circostanze in cui rappresenta pubblicamente la professione a qualsiasi titolo, lo psicologo è tenuto ad uniformare la propria condotta ai principi del decoro e della dignità professionale.”

Appurato che dare del tu non è il male di tutti i mali, direi che se non sembri il Cristian De Sica della situazione va più che bene.

Ormai anche le parolacce sono sdoganate, con parsimonia e non in tutti i contesti, ma se scappa un “cazzo” qua e là non muore nessuno.

Invece ho letto da qualche parte un “bella figa”, quello magari eviterei, perché “cazzo” è un imprecazione generica, anche ormai usata in svariati contesti e con significati diversi, mentre “bella figa” ha una destinazione e un significato molto specifici. Eviterei.

 

Anche per oggi ho dato, se hai dubbi o domande scrivimi nei commenti, ci vediamo nel prossimo video.

Un saluto e buon lavoro!

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