Codice deontologico VS marketing parte 1

Lug 30, 2018 | codice VS marketing

Buongiorno dottoresse e dottori, questo è il video codice deontologico VS marketing parte 1; primo video della rubrica che mette a confronto il codice deontologico degli psicologi, con le tecniche di marketing per sapere se e quali possono essere usate.

Non comincio dal primo articolo perché i primi 2 dicono semplicemente che:

  • Il codice va rispettato
  • Se non lo rispetti riceverai punizioni corporali, penitenze e sarai etichettato come psicologo brutto e cattivo

Altra premessa, non faccio tutti e 40 gli articoli in un video solo, ma li suddivido in tanti piccoli video da 3 articoli l’uno.

Sia perché se no ti addormenti, e sia perché così, se ti serve, è molto più facile per te recuperare l’articolo che ti interessa.

Per lo stesso motivo, non leggerò gli articoli per intero ma mi sono preparato dei riassunti.

Comunque il codice penso che lo sappiate meglio di me; in ogni caso lo potete confrontare tranquillamente con la versione intera e vedrete che non mi sono inventato niente.

Bene!

 

Partiamo quindi dall’articolo numero 3:

“Lo psicologo deve accrescere le conoscenze sul comportamento umano e usarle per promuovere il benessere psicologico del singolo individuo, del gruppo e della comunità.
E non deve usare il suo potere di influenzare significativamente la vita degli altri in modo inappropriato e indebito.”

Che è un po’ come la differenza tra chi usa le sue conoscenze per fare del bene, e chi le usa solo per fare soldi.

Chi fa del bene, può guadagnare come effetto collaterale, ma chi si preoccupa solo di fare i soldi, di solito, non si preoccupa di fare del bene.

Questo è buon senso, ed è una cosa che dovrebbe appartenere a tutti, non solo allo psicologo.

La prima frase invece dice che “lo psicologo deve saperne sempre di più e usare quello che sa per fare del bene sia al singolo che alla comunità umana.”

Direi che con questo possiamo già finirla qui, perché è proprio questo lo scopo del marketing, ed è quello che ha fatto, per esempio, Luca Mazzucchelli, e quello che fanno altri psicologi con i loro blog e canali social, raggiungendo molte più persone di quanto non faccia chi invece non fa nulla di tutto questo.

E in un mondo in cui siamo bombardati ogni minuto da porcherie mediatiche e notizie acchiappa clic, qualche cosa che ci permetta di conoscerci un po’ meglio e capire come funzionano alcuni meccanismi mentali, male non fa.

 

Articolo 4

“Nell’esercizio della professione lo psicologo rispetta la dignità e il diritto alla riservatezza, autodeterminazione e autonomia dei pazienti.
Ne rispetta opinioni e credenze astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori. Non fa discriminazioni e deve rifiutare incarichi che non rispettino questi principi.”

Questo è mero rispetto dell’altro. Sia della sua privacy che dei suoi valori.

Sapete meglio di me che lo psicologo non da consigli che si basano sui suoi valori, ma cerca di guidare il paziente in modo laico.

Anche se potrebbe venire il dubbio che uno possa avere dei valori veramente del cavolo, nel 99% dei casi non è detto che un valore sia migliore di un altro perché vanno considerate tante altre variabili.

Poi parla della riservatezza, la privacy; qui non penso che servano spiegazioni.

Infine non fare discriminazioni e rifiutare incarichi che non rispettino questi principi.

Anche questo rientra in quelle che sono strategie di marketing, perché un vero professionista non prende tutto quello che passa in convento, ma solo quegli incarichi che rispecchiano determinate caratteristiche.

Sia di principi morali, che di competenze, come dice nell’articolo 5, e questo ne aumenta la professionalità e il valore agli occhi delle persone.

 

Articolo 5

“Lo psicologo deve rimanere sempre aggiornato e formato professionalmente. Riconosce i limiti delle sue competenze e usa solo gli strumenti per cui ha un’adeguata competenza. Deve impiegare metodologie delle quali è in grado di identificare le fonti e non deve suscitare aspettative infondate.”

Anche questa è una cosa che chi si occupa di marketing sa.
Generalmente c’è la tendenza a dire di saper fare un po’ di tutto per poter prendere clienti un po’ da varie angolazioni, ma in realtà questo è sbagliato.

Se tu ad esempio sei un esperto nella gestione dello stress, non scrivere anche che ti occupi di problemi di coppia, adolescenza, mindfulness, ansia, sport anche se le sai comunque sai fare. Perché distogli l’attenzione da ciò in cui sei veramente forte e in cui puoi dare risultati più utili e interessanti.

Poi è chiaro che lo stress ci può essere anche nei rapporti di coppia, negli adolescenti e via dicendo, ma è solo una delle componenti.

Quindi o finisci a parlare di un po’ di tutto (e quindi tutte le persone che invece sono interessate all’argomento stress per i 3/4 del tempo non ti ascoltano perché parli d’altro), oppure il tuo tema principale è sempre lo stress e quindi le persone diventano molto più interessate a quello che fai e ti vedono come lo specialista dello stress.

E allora se qualcuno ha quel problema lì, automaticamente gli vieni in mente tu.

Direi che possiamo metterci in pausa, questo era il confronto con gli articoli 3-4-5, se hai dubbi domande o se pensi che io abbia sbagliato qualcosa, scrivimi nei commenti.

Un saluto, e buon lavoro a tutti!

Ti è piaciuto l’articolo?
Hai altri suggerimenti o riflessioni che vorresti condividere con i tuoi colleghi che leggeranno questo articolo?
Scrivile usando il modulo dei commenti qui sotto 👇

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Psst! Mi trovi anche sui social!

Articoli correlati

Richiedi una consulenza gratuita

Compila il modulo inserendo i tuoi dati e spiegando brevemente la tua richiesta.

Rispondo entro 24 ore

Contattami

Accettazione Privacy